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27 DICEMBRE 2020

E' STATO PUBBLICATO IL NUMERO SPECIALE 2020

DEDICATO AL 160° ANNIVERSARIO DELLA SPEDIZIONE DEI MILLE

Anita Guerreira, Heroína da Pátria Brasileira di Rogério Guilherme de Oliveira

PER ANITA GARIBALDI

28 OTTOBRE 2020

RADUNO DEI REDUCI DEI MILLE A PAVIA NEL 1904

XX SETTEMBRE 1870 LA BRECCIA DI PORTA PIA

Fu il bolognese Leopoldo Serra, alla guida del 12° Battaglione Bersaglieri, il primo ufficiale dell’esercito regio in avanzata a varcare il ciglio della breccia aperta nelle Mura aureliane a pochi metri da Porta Pia, la mattina del 20 settembre 1870 intorno alle ore 09:00, dopo circa quattro ore di cannoneggiamenti, in una Roma conquistata e sottratta, dopo mille anni, al potere temporale pontificio. Era l’ultimo atto dell’agognato sogno risorgimentale finalmente avveratosi e il primo passo, di enorme portata storica e simbolica, verso il futuro unitario della nazione italiana, con la Città Eterna annessa al Regno d’Italia e acclamata Capitale di tutta la penisola nel solenne messaggio annunciato dal Generale Raffaele Cadorna.

2 giugno 1860

PRIMO GOVERNO DITTATORIALE PRESIEDUTO DA GIUSEPPE GARIBALDI

Il 2 giugno 1860 a Palermo nasceva il primo Governo dittatoriale presieduto dal Generale Giuseppe Garibaldi.

Il Governo era formato da sette dicasteri guidati da cinque Segretari di Stato: il Col. Vincenzo Orsini al Ministero per la Guerra e Marina, l’Avv. Francesco Crispi al Ministero dell’Interno e alle Finanze, l’Avv. Andrea Guarneri alla Giustizia, mons. Gregorio Ugdulena al Ministero dell’Istruzione Pubblica ed il Culto, il barone Casimiro Pisani agli Affari Esteri ed il Commercio. Il 17 giugno il marchese trapanese Vincenzo Fardella di Torrearsa veniva nominato segretario di Stato e presidente del Consiglio in caso di assenza del Dittatore. 

8 GIUGNO 2020 90° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI VITO GRIMALDI (8 GIUGNO 1930-17 APRILE 2007)

Insegnante elementare (conseguì il diploma di abilitazione magistrale presso l'Istituto Magistrale "Rosina Salvo" di Trapani), è stato una delle figure chiave del cattolicesimo popolare trapanese, dagli anni '50 fino alla metà degli anni '70. Più volte consigliere comunale, per pochi voti non fu eletto deputato all'Assemblea Regionale Siciliana nelle elezioni regionali del 13 giugno 1971. Insegnò nelle Scuole popolari e si occupò di assistenza ai poveri in qualità di presidente ECA (fu per anni consigliere provinciale della DC).

27 APRILE 2020

SONO IN PERICOLO I DIRITTI DI LIBERTA' TUTELATI DALLA COSTITUZIONE (CHE RAPPRESENTANO IL RISULTATO DI SECOLARI LOTTE, ANCHE SANGUINOSE, PER LA CONQUISTA DELLA LIBERTA')

Il 4 maggio in realtà non inizia la Fase 2, ma un periodo quasi intermedio.
Il 21 aprile 2020, Giuseppe Conte riferendo alle Camere, aveva affermato che nella Fase 2 il governo avrebbe puntato al "rafforzamento della strategia di mappatura dei contatti esistenti e di teleassistenza con l'utilizzo delle nuove tecnologie". Si riferiva all'app Immuni. Il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, chiariva che sarebbe servita per tracciare chi ha già contratto il coronavirus. In realtà le app di "contact tracing" non servono a tracciare chi ha già avuto il coronavirus, ma a ricostruire i contatti di chi ha scoperto di essere positivo.  Dietro l'apparente calma esibita in conferenza stampa dal Presidente Giuseppe Conte, è in corso una discussione dagli esiti imprevedibili all'interno del governo, fra i ministri e fra le diverse task force (qualcuno conosce la composizione di ogni singolo comitato?). Il dibattito, in queste ore sempre più frenetico, essendo in gioco le libertà tutelate dalla Costituzione, è incentrato sullo sviluppo della app e costituisce il vero motivo per il quale la c.d. "Fase 2" non è ancora iniziata. La discussione cade formalmente sulle scelte tecnologiche, ma in realtà è sul difficile rapporto Stato/Cittadini. C'è chi avrebbe voluto l'app obbligatoria per tutti, una sorta di "lasciapassare" per uscire di casa (documento molto utilizzato nella Germania di Adolf Hitleruna scelta politica che non ha applicato nessuna democrazia nel mondo esclusa la Cina, che, come è noto, non ha un sistema politico democratico e dove non sono rispettati i diritti umani. Vorrebbero legare l'uso dell'app a degli incentivi, in altri termini una obbligatorietà mascherata.
 

25 APRILE 2020

FESTEGGIAMO LA LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO E DIFENDIAMO LE LIBERTA' COSTITUZIONALI OGGI IN PERICOLO

Nel festeggiare il 75° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, vorrei ricordare che in nome dell'emergenza sanitaria (per tutelare il diritto alla vita e alla salute) sono stati emanati dal governo, cioè dal potere esecutivo, provvedimenti che hanno e stanno incidendo profondamente sui diritti di libertà, anch'essi tutelati dalla Costituzione. Il diritto di circolazione è stato temporaneamente (speriamo) soppresso. L'aspetto ancor più preoccupante sarebbe l'introduzione dell'"App" di tracciamento dei cittadini. Si apprende dai giornali che sarà su base volontaria, tuttavia vorrebbero introdurre limitazioni nei movimenti di quanti non scaricheranno l'"App immuni". Anche se l'App verrà introdotta con legge ordinaria e non con DPCM, restano in gioco le libertà garantite dalla Costituzione. Sono preoccupato anche dalle dichiarazioni di importanti esponenti della vita politica italiana, che candidamente si meravigliano della resistenza dei cittadini ad accettare l'App di tracciamento.

Si sta registrando nel Paese una tendenza autoritaria, che potrebbe sfociare in una "democrazia autocratica", basata sul potere personale di un leader (o di un gruppo ristretto) che cerca di instaurare un potere tendenzialmente illimitato accompagnato dalla limitazione, in nome dell'emergenza sanitaria e al fine di tutelare la salute dei cittadini, delle libertà costituzionali, molte delle quali rappresentano il risultato di lotte, anche sanguinose, per la libertà e la democrazia. Gli appelli (come da un confessionale del "grande fratello") al popolo, da parte dell'aspirante autocrate (o da un gruppo ristretto) potrebbero essere sempre più frequenti, anche per cercare la legittimazione dal basso da un popolo sempre più impaurito dalle conseguenze epidemiche.

STRINGIAMOCI INTORNO ALLA COSTITUZIONE E VIGILIAMO!    (©)

angelo grimaldi

 

 

8 OTTOBRE 2019

IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI SENZA UNA RIFORMA COMPLESSIVA E' UN GRAVE ERRORE

CONDIVIDIAMO E PUBBLICHIAMO L'APPELLO DEL COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE

Questo taglio dei parlamentari è un errore. Sappiamo che la riduzione dei parlamentari è un impegno dell’accordo di governo, ma il testo già votato dalla precedente maggioranza, respinto da una parte di quella attuale, non è migliorato solo per questo.

Il testo di questa legge costituzionale nasce da un’iniziativa che punta al taglio dei parlamentari essenzialmente per risparmiare e in realtà scarica sul parlamento tutte le responsabilità degli innegabili difetti di funzionamento del sistema democratico italiano, sottovalutando che nella nostra Costituzione il parlamento ha un ruolo fondamentale, pena la crisi del sistema istituzionale che caratterizza la nostra democrazia. Questa legge dovrebbe essere respinta e i parlamentari dovrebbero usare la loro autonomia nel voto, garantita dalla Costituzione, per votare contro

Non è stato possibile discutere di alternative a questa scelta. Lo stesso accordo di maggioranza prevede altre modifiche costituzionali per riequilibrare gli effetti del taglio. In realtà queste modifiche non correggono gli errori di questa legge e ad oggi non è chiaro se siano frutto di un reale accordo politico, né si comprende come si intenda modificare la legge elettorale attuale.

Chiediamo al parlamento di rinviare la decisione, anche per poche settimane, e di aprire un tavolo di confronto politico e scientifico per consentire un esame delle alternative a questa riduzione dei parlamentari, scelta che resta non necessaria in rapporto al rapporto rappresentanti/rappresentati nel resto d’Europa.

Chiediamo di accelerare la riforma del sistema elettorale vigente. Dopo il porcellum, dichiarato incostituzionale, anche il rosatellum ha dato pessima prova e la nuova legge elettorale, voluta dalla Lega, ne esalta i difetti in presenza del taglio dei parlamentari ed è palesemente incostituzionale.

La Lega ha forzato nelle regioni dove è al governo per promuovere un referendum che ha l’obiettivo non solo di tagliare la parte proporzionale della legge elettorale ma di preparare le condizioni per introdurre l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, vagheggiata addirittura per il 2029. Legge elettorale ipermaggioritaria e presidenzialismo sono i due obiettivi centrali della Lega, sembra con il sostegno del resto della destra. Contro questa pericolosa iniziativa referendaria – pur probabilmente inammissibile secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale – è necessario mettere in campo una alternativa forte e chiara che, tanto più dopo l’eventuale taglio dei parlamentari, porti a una legge elettorale proporzionale, senza sbarramenti e con il diritto degli elettori di scegliere direttamente i loro rappresentanti. E’ centrale puntare sulla ricostruzione di un rapporto di fiducia tra parlamentari e elettori sulla base del capovolgimento della tendenza degli ultimi lustri che ha portato i parlamentari ad essere di fatto scelti per fedeltà al capo e nominati dall’alto e non dagli elettori. La crisi di fiducia ha portato ad un parlamento che ha subito decreti legge a raffica, non motivati dall’urgenza, a voti di fiducia come strumento di costrizione della libertà dei singoli parlamentari, a dure sanzioni contro i singoli. Il risultato è stato un capovolgimento del rapporto tra il governo e il parlamento, che è oggi subalterno al punto di approvare leggi che non solo non può modificare ma neppure leggere. Si giunge ora a proporre l’introduzione di un vincolo di mandato che la nostra Costituzione esclude in radice.

Si conferma così che l’obiettivo è un parlamento obbediente ai capi.

La centralità del parlamento, se la Camera il 7/8 ottobre deciderà il taglio dei parlamentari, è seriamente a rischio e potrebbe essere l’inizio di una deriva centralizzatrice e autoritaria, di cui è coronamento il presidenzialismo.

Per questo occorre un forte impegno per approvare rapidamente una legge elettorale proporzionale con le caratteristiche citate.

La Presidenza del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale

5/10/2019

 

 

 

REPARTI MILITARI

PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE SULLA RIDUZIONE DELLE REGIONI ITALIANE DALLE ATTUALI 20 A 12

 

 

INSEGNANTI: ASSUNZIONI SOLO TRAMITE CONCORSO PUBBLICO? LE RAGIONI DI UNA CRITICA DI ANGELO GRIMALDI

insegnanti

Il ministro dell'Istruzione dice sì a un piano di assunzioni straordinario da effettuare “soltanto tramite concorso pubblico“, per smettere così di rassegnarsi alla “babele delle graduatorie“. Ovviamente non sono mancate le proteste dei precari, che interrompono il presidente del Consiglio Matteo Renzi poco prima dell’inizio del suo intervento alla giornata ‘La scuola cambia, cambia l’Italia‘ promossa dal Pd".  “Fateci parlare abbiamo diritto di dire la nostra”, hanno detto dalla platea alcuni docenti. “Sono un insegnante precario, anch’io sono iscritto al PD e voglio dire la mia davanti a tutti”, dice uno dei contestatori, aggiungendo che quello che sta andando in scena oggi “è solo demagogia“.

Si vogliono abrogare le graduatorie? Sarebbe un gravissimo errore: non si diventa docenti di una disciplina vincendo un concorso pubblico (i concorsi pubblici in generale, ed in modo particolare i concorsi a cattedra, sono appannaggio prevalentemente dei più raccomandati), bensì solo insegnando. Con l'insegnarlo agli altri si impara meglio ciò che già si conosce. Non si può ottenere un'abilitazione ex ante, basata sul superamento formale di un concorso pubblico, l'abilitazione si dovrebbe conseguire al termine di un determinato periodo di attività di insegnamento come avviene per le attività professionali (avvocato, dottore commercialista, medico-chirurgo, consulente del lavoro, ingegnere, giornalista, ecc.), quindi solo ex post, cioè a posteriori.

E' stato un grossolano errore l'aver abrogato, sulla fine degli anni '90, il vecchio sistema di reclutamento (che sarebbe, invece, da introdurre in tutta fretta). Gli insegnanti si reclutavano attraverso tre graduatorie, due provinciali ed una di istituto. Ad una graduatoria provinciale, gestita dall'Ufficio Scolastico Provinciale (ex Provveditorato agli Studi), venivano inseriti i docenti abilitati, nell'altra graduatoria provinciale venivano inseriti i docenti non abilitati. Gli incarichi di insegnamento venivano conferiti dal Provveditore per l'intero anno scolastico. Le graduatorie di istituto (al massimo si potevano esprimere 20 sedi) rappresentavano un'ulteriore opportunità di insegnamento che consentiva agli aspiranti docenti, non convocati dal Provveditore agli Studi, di essere destinatari di una supplenza fino al termine dell'attività didattica o una supplenza più o meno breve, conferita dai presidi. 

Per conseguire l'abilitazione non è necessario frequentare e superare corsi post laurea biennali. E' necessario rendere più seri i Corsi di laurea attraverso l'introduzione nei singoli piani di studio delle materie (obbligatorie) che poi si andranno ad insegnare. Per abilitarsi basterebbero tre anni di insegnamento, anche non continuativi, conseguiti senza note di demerito. Al rinnovo, il docente, così abilitato, si iscriverebbe nelle gradutorie provinciali degli abilitati, dalle quali gradatamente, e comunque secondo il piano di assunzioni programmato di anno in anno dal MIUR, verrebbe a trovarsi destinatario di un contratto di insegnamento a tempo indeterminato.

Non è corretto illudere i giovani aspiranti docenti che si accede nella Scuola con i concorsi nel rispetto, solo formale, dell'articolo 97 della Carta Costituzionale. La Scuola con il docente incaricato dovrebbe instaurare un rapporto professionale, la valutazione della preparazione sotto il profilo sostanziale spetterebbe in parte ai discenti con la compilazione della "customer satisfaction" e, sotto il profilo della correttezza deontologica e metodologica, spetterebbe ad una commissione paritetica esterna (non di Istituto) con il compito di valutare il profilo formale e documentale del docente.

(25 febbraio 2015)

Angelo Grimaldi

 

 

9 NOVEMBRE 1989: CROLLA IL MURO DI BERLINO

CROLLO DEL MURO

Oggi si celebrano i 25 anni della caduta del Muro di Berlino. 

Il Socialismo reale è crollato con il muro, ma il capitalismo non ha vinto. Ogni giorno vengono distrutti migliaia di posti di lavoro senza che nessuno pensi a difenderli, a meno che non venga minacciato il proprio interesse personale. Le lotte sindacali sono diventate esclusivamente di categoria. Aumentano le proteste ma le istanze non si aggregano.

Molti considerano il crollo del Muro, dell'URSS come una vittoria. Il crollo del Muro è fonte di malessere per le nuove generazioni perché ricorda che il Socialismo reale è crollato, senza che il capitalismo abbia offerto loro (sul piano sostanziale e non solo dei diritti in senso formale) qualcosa di valido e duraturo in alternativa.

Angelo Grimaldi

 

 

MUJICA

Il Presidente Mujica sostiene che a guidare la vita di ciascuno debba essere il principio della sobrietà: " [...] concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere [...] Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo [magari indebitandosi] sino alla morte".

 

 

 

 

LE IDI DI FEBBRAIO?

PROF. ANGELO GRIMALDI

Ieri nel conclave del Partito democratico si è consumata una grave crisi extraparlamentare decisa da un solo partito, dal partito delle primarie che continua ad ignorare il profondo distacco tra elettore (governati) ed eletti (governanti).

Non una parola sui contenuti politici ed economici del nuovo governo renziano, non una parola sui partiti politici che dovrebbero sorreggere (dare la fiducia in parlamento) il nuovo governo.

Matteo Renzi propone un governo per una "legislatura costituente". Costituente? Ma in Italia il popolo non ha abbandonato il suo potere costituente in quanto essendo questo espressione di sovranità ed incidendo sui diritti fondamentali dell'uomo non può che appartenere al popolo. Il potere costituente si fonda, quindi, sul principio della sovranità popolare, sul carattere contrattuale della Costituzione e sul diritto alla rivoluzione a tutela del diritto naturale preesistente allo Stato.

Il potere costituente è caratterizzato dalla "originarietà", cioè si legittima in via di fatto e si manifesta sopprimendo la precedente Costituzione proponendone una nuova o modificando la vecchia Costituzione attraverso le modalità previste dalla stessa. Mi pare che nel nostro Paese non vi sia da parte di nessun partito politico alcun esercizio di potere costituente di portata tale da abrogare la Costituzione tuttora vigente. La nostra Costituzione, come tante altre del mondo occidentale, non detta soltanto regole di funzionamento degli apparati pubblici, ma consacra i diritti dei cittadini e questi sono posti come "limite" del potere dello Stato. La Costituzione non può essere modificata o interpretata dalla "volontà legislativa" che nel sistema monista (governo/parlamento) è diventata espressione della maggioranza, cioè di una sola parte politica.

Nel 1791 sciveva Thomas Paine: "Una costituzione non è l'atto di un governo, ma l'atto di un popolo che crea un governo". Scrive Mc Ilwain: "Emerge così una nozione di costituzione che nasce dal popolo, come opera di volizione collettiva, che codifica l'organizzazione dei poteri e si pone come norma sovraordinata all'attività dei poteri previsti dalla costituzione stessa".

In una retta democrazia, nella quale i gruppi dominanti (oligarchie governanti) sono selezionati dal voto popolare, una "norma fondamentale" deve contenere e regolare i limiti all'esecizio del potere politico. Il potere costituito è sempre soggetto a regole predeterminate. Il potere costituente appartiene al popolo e quindi non c'è bisogno che qualche politico "decisionista" si batta per far riconoscere al popolo un diritto che già gli appartiene. 

Le revisioni devono essere ricondotte nell'alveo della Costituzione, cioè dei suoi valori di fondo (articolo 138 della Costituzione).

Nel Paese, in realtà, la frattura c'è. Pochi giorni fa a Palermo è morta una ragazza di 18 anni, Tania, deceduta per mal di denti. La famiglia non aveva i soldi per le cure odontoiatriche (famiglia in condizioni economiche disagiate ma decorose). Il caso di Tania è quindi un fatto isolato? No, il 23% degli italiani (in Sicilia la % è più alta) non può permettersi un odontoiatra privato, deve quindi passare dalle prestazioni specialistiche fornite dalle Aziende Sanitarie pubbliche, dove le liste di attesa sono molto lunghe, al punto da spingere molti cittadini a rinunciare alle cure odontoiatriche.

La rivoluzione non si fa solo mettendo ai vertici delle amministrazioni dello Stato più manager e meno giuristi, gli italiani hanno bisogno di risultati concreti. Non conta parlare di realizzazione delle politiche o dell'introduzione della cultura gestionale (attesa e sperata da anni!). E' necessario chiedersi, invece, quali politiche economiche sono necessarie per aiutare circa 10 milioni di italiani, metà dei quali sono in povertà assoluta e l'altra metà in semi povertà, ed i giovani senza lavoro e senza futuro? Non servono più i pannicelli caldi, anche se proposti da Renzi o le misure pro-cicliche prospettate da organismi sovranazionali (Commissione Europea, BCE, FMI, ecc.); se andiamo avanti con politiche "monetariste" anche il nuovo governo è destinato al fallimento.

Questo editoriale è dedicato a Gaetana Priolo, morta per difficoltà economiche poco prima delle "Idi di Febbraio". Non ho conosciuto Tania, ma di fronte alla morte giovane, di chi non ha potuto sperimentare almeno un altro poco della vita che le spettava, resta l'incredulità, lo sconcerto e il senso di irrealtà. Il mio impegno, e quello dei miei colleghi, è rivolto per affermare il diritto (non solo in senso formale) di tutti, di tutti i "Tania Priolo" a vivere in un mondo più degno, più umano e più eguale.

14 febbraio 2014  Angelo Grimaldi