11 agosto 2019

A Forlì il 15 agosto 2019 si celebra il 170° anniversario della Trafila Garibaldina.

Il 3 luglio 1849 finiva la breve estate della Repubblica Romana ed il generale Oudinot entrava in città proprio mentre i rivoluzionari emanavano simbolicamente la nuova Costituzione repubblicana.

Garibaldi rifiuta la resa senza condizioni e al termine di difficili trattative gli è permesso di uscire da Roma con al seguito 4000 volontari. Il progetto è quello di raggiungere Daniele Manin nell'appena proclamata Repubblica di San Marco.
Inizia in questo modo la  così detta "Trafila garibaldina", una marcia estenuante tra Stato pontificio, Granducato di Toscana e Repubblica di San Marino, fino al porto di Cesenatico nella speranza di  porsi in salvo ed aiutare la città di Venezia insorta e stretta d'assedio.

8 giugno 2019

89° anniversario della nascita di Vito Grimaldi (8 giugno 1930-17 aprile 2007)

Insegnante elementare (conseguì il diploma di abilitazione magistrale presso l'Istituto Magistrale "Rosina Salvo" di Trapani), è stato una delle figure chiave del cattolicesimo popolare trapanese, dagli anni '50 fino alla metà degli anni '70. Più volte consigliere comunale, per pochi voti non fu eletto deputato all'Assemblea Regionale Siciliana nelle elezioni regionali del 13 giugno 1971. Insegnò nelle Scuole popolari e si occupò di assistenza ai poveri in qualità di presidente ECA (fu per anni consigliere provinciale della DC).

 

 

7 giugno 2019

Il richiamo del presidente del Consiglio di Stato (Filippo Patroni Griffi). "L'autogoverno non sia corporativo".

"Un giudice all'altezza dei tempi deve saper accettare, proprio in ossequio a un'etica pubblica collegata alla funzione, alcune limitazioni anche alla propria sfera di libertà". È il richiamo del presidente del Consiglio di Stato, Filippo Patroni Griffi, che aprendo il primo Congresso Nazionale della Giustizia Amministrativa Italiana, chiede ai magistrati di evitare esternazioni che possano far dubitare della propria terzietà e "frequentazioni" che possono ripercuotersi negativamente sull'attività giudiziaria.

Il giudice "non può avere un proprio pensiero che non sia in linea con i valori fondamentali posti alla base della Costituzione su cui ha giurato", ha elencato il presidente del Consiglio di Stato, "non può liberamente manifestare il proprio pensiero, se questo pensiero sia riferibile alla propria attività giudiziaria o se possa essere letto, o anche strumentalizzato, in modo che ne risulti appannata la sua terzietà"; "non può frequentare abitualmente chiunque, tutte le volte in cui queste frequentazioni possano ripercuotersi negativamente sulla sua attività giudiziaria o possano dare oggettivamente la sensazione che un appannamento della terzietà possa verificarsi".

"Occorre, in altri termini - aggiunge - resistere alla tentazione di fare delle uscite pubbliche istituzionali dei magistrati l'occasione per esprimere visioni del mondo, opinabili soggettive e di carattere politico, che trasmodino dall'analisi puntuale dei problemi dell'organizzazione giudiziaria e del processo" o "che si discostino dai valori giuridici positivi di riferimento propri doverosamente di ciascun giudice".

"Il governo autonomo della magistratura è un 'privilegio' - dice ancora - di noi magistrati che deve assicurare il fine istituzionale per cui la Costituzione lo contempla: garantire l'indipendenza interna ed esterna, della magistratura nel suo complesso e del singolo magistrato. Guai a servirsene per finalità meramente sindacali sganciate da ogni logica istituzionale": ci sarebbe il pericolo "di un governo 'corporativo'" della magistratura, "che è esattamente il contrario di ciò che indusse il Costituente prima, e il legislatore poi, a istituire la funzione di autogoverno, aperta alla partecipazione di estranei alla magistratura".
   

Fonte: ANSA

05 MARZO 2019

RECENSIONE SPAGNOLA DEL LIBRO DI ANGELO GRIMALDI, ESPERIENZE COSTITUZIONALI TRA SPAGNA E REGNO DI NAPOLI (1808-1820)

17 FEBBRAIO 2019

E' STATO PUBBLICATO IN SPAGNA PER L'EDITORIAL ACADÉMICA ESPAÑOLA L'ULTIMO LIBRO DEL PROF. ANGELO GRIMALDI

ESPERIENZE COSTITUZIONALI TRA SPAGNA E REGNO DI NAPOLI (1808-1820)

4 NOVEMBRE 2018

GIORNO DELL'UNITA' NAZIONALE E GIORNATA DELLE FORZE ARMATE

PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE SULLA RIDUZIONE DELLE REGIONI ITALIANE DALLE ATTUALI 20 A 12

 

 

INSEGNANTI: ASSUNZIONI SOLO TRAMITE CONCORSO PUBBLICO? LE RAGIONI DI UNA CRITICA DI ANGELO GRIMALDI

insegnanti

Il ministro dell'Istruzione dice sì a un piano di assunzioni straordinario da effettuare “soltanto tramite concorso pubblico“, per smettere così di rassegnarsi alla “babele delle graduatorie“. Ovviamente non sono mancate le proteste dei precari, che interrompono il presidente del Consiglio Matteo Renzi poco prima dell’inizio del suo intervento alla giornata ‘La scuola cambia, cambia l’Italia‘ promossa dal Pd".  “Fateci parlare abbiamo diritto di dire la nostra”, hanno detto dalla platea alcuni docenti. “Sono un insegnante precario, anch’io sono iscritto al PD e voglio dire la mia davanti a tutti”, dice uno dei contestatori, aggiungendo che quello che sta andando in scena oggi “è solo demagogia“.

Si vogliono abrogare le graduatorie? Sarebbe un gravissimo errore: non si diventa docenti di una disciplina vincendo un concorso pubblico (i concorsi pubblici in generale, ed in modo particolare i concorsi a cattedra, sono appannaggio prevalentemente dei più raccomandati), bensì solo insegnando. Homines dum docent discunt (Seneca). Con l'insegnarlo agli altri si impara meglio ciò che già si conosce. Non si può ottenere un'abilitazione ex ante, basata sul superamento formale di un concorso pubblico, l'abilitazione si dovrebbe conseguire al termine di un determinato periodo di attività di insegnamento come per le attività professionali (avvocato, dottore commercialista, medico-chirurgo, consulente del lavoro, ingegnere, giornalista, ecc.), quindi solo ex post, cioè a posteriori.

E' stato un grossolano errore l'aver abrogato, sulla fine degli anni '90, il vecchio sistema di reclutamento (che sarebbe, invece, da introdurre in tutta fretta). Gli insegnanti si reclutavano attraverso tre graduatorie, due provinciali ed una di istituto. Ad una graduatoria provinciale, gestita dall'Ufficio Scolastico Provinciale (ex Provveditorato agli Studi), venivano inseriti i docenti abilitati, nell'altra graduatoria provinciale venivano inseriti i docenti non abilitati. Gli incarichi di insegnamento venivano conferiti dal Provveditore per l'intero anno scolastico. Le graduatorie di istituto (al massimo si potevano esprimere 20 sedi) rappresentavano un'ulteriore opportunità di insegnamento che consentiva agli aspiranti docenti, non convocati dal Provveditore agli Studi, di essere destinatari di una supplenza fino al termine dell'attività didattica o una supplenza più o meno breve, conferita dai presidi. 

Per conseguire l'abilitazione non è necessario frequentare e superare corsi  post laurea biennali, TFA, ecc., ecc. E' necessario, a mio avviso, rendere più seri i Corsi di laurea attraverso l'introduzione nei singoli piani di studio delle materie (obbligatorie) che poi si andranno ad insegnare. Per abilitarsi basterebbero tre anni di insegnamento, anche non continuativi, conseguiti senza note di demerito. Al rinnovo, il docente, così abilitato, si iscriverebbe nelle gradutorie provinciali degli abilitati, dalle quali gradatamente, e comunque secondo il piano di assunzioni programmato di anno in anno dal MIUR, verrebbe a trovarsi destinatario di un contratto di insegnamento a tempo indeterminato.

Non è corretto illudere i giovani aspiranti docenti che si accede nella Scuola con i concorsi nel rispetto, solo formale, dell'articolo 97 della Carta Costituzionale. La Scuola con  il docente incaricato instaura (o dovrebbe instaurare) un rapporto professionale, la valutazione della preparazione sotto il profilo sostanziale spetterebbe ai discenti con la compilazione della "customer satisfaction" e, sotto il profilo della correttezza deontologica e metodologica, spetterebbe ad una commissione esterna con il compito di valutare il profilo formale e documentale del docente.

(25 febbraio 2015)

Angelo Grimaldi

 

 

9 NOVEMBRE 1989: CROLLA IL MURO DI BERLINO

CROLLO DEL MURO

Oggi si celebrano i 25 anni della caduta del Muro di Berlino. 

Il Socialismo reale è crollato con il muro, ma il capitalismo non ha vinto. Ogni giorno vengono distrutti migliaia di posti di lavoro senza che nessuno pensi a difenderli, a meno che non venga minacciato il proprio interesse personale. Le lotte sindacali sono diventate esclusivamente di categoria. Aumentano le proteste ma le istanze non si aggregano.

Molti considerano il crollo del Muro, dell'URSS come una vittoria. Per il nuovo verbo la felicità risiede nell'acquisizione sclerotica di oggetti. Il crollo del Muro è fonte di malessere per le nuove generazioni perché ricorda che il Socialismo reale è crollato, senza che il capitalismo abbia offerto loro (sul piano sostanziale e non solo dei diritti in senso formale) qualcosa di valido e duraturo in alternativa.

Angelo Grimaldi

 

 

MUJICA

Il Presidente Mujica sostiene che a guidare la vita di ciascuno debba essere il principio della sobrietà: " [...] concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere [...] Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo [magari indebitandosi] sino alla morte".

 

 

 

 

LE IDI DI FEBBRAIO?

PROF. ANGELO GRIMALDI

Ieri nel conclave del Partito democratico si è consumata una grave crisi extraparlamentare decisa da un solo partito, dal partito delle primarie che continua ad ignorare il profondo distacco tra elettore (governati) ed eletti (governanti).

Non una parola sui contenuti politici ed economici del nuovo governo renziano, non una parola sui partiti politici che dovrebbero sorreggere (dare la fiducia in parlamento) il nuovo governo.

Matteo Renzi propone un governo per una "legislatura costituente". Costituente? Ma in Italia il popolo non ha abbandonato il suo potere costituente in quanto essendo questo espressione di sovranità ed incidendo sui diritti fondamentali dell'uomo non può che appartenere al popolo. Il potere costituente si fonda, quindi, sul principio della sovranità popolare, sul carattere contrattuale della Costituzione e sul diritto alla rivoluzione a tutela del diritto naturale preesistente allo Stato.

Il potere costituente è caratterizzato dalla "originarietà", cioè si legittima in via di fatto e si manifesta sopprimendo la precedente Costituzione proponendone una nuova o modificando la vecchia Costituzione attraverso le modalità previste dalla stessa. Mi pare che nel nostro Paese non vi sia da parte di nessun partito politico alcun esercizio di potere costituente di portata tale da abrogare la Costituzione tuttora vigente. La nostra Costituzione, come tante altre del mondo occidentale, non detta soltanto regole di funzionamento degli apparati pubblici, ma consacra i diritti dei cittadini e questi sono posti come "limite" del potere dello Stato. La Costituzione non può essere modificata o interpretata dalla "volontà legislativa" che nel sistema monista (governo/parlamento) è diventata espressione della maggioranza, cioè di una sola parte politica.

Nel 1791 sciveva Thomas Paine: "Una costituzione non è l'atto di un governo, ma l'atto di un popolo che crea un governo". Scrive Mc Ilwain: "Emerge così una nozione di costituzione che nasce dal popolo, come opera di volizione collettiva, che codifica l'organizzazione dei poteri e si pone come norma sovraordinata all'attività dei poteri previsti dalla costituzione stessa".

In una retta democrazia, nella quale i gruppi dominanti (oligarchie governanti) sono selezionati dal voto popolare, una "norma fondamentale" deve contenere e regolare i limiti all'esecizio del potere politico. Il potere costituito è sempre soggetto a regole predeterminate. Il potere costituente appartiene al popolo e quindi non c'è bisogno che qualche politico "decisionista" si batta per far riconoscere al popolo un diritto che già gli appartiene. 

Le revisioni devono essere ricondotte nell'alveo della Costituzione, cioè dei suoi valori di fondo (articolo 138 della Costituzione).

Nel Paese, in realtà, la frattura c'è. Pochi giorni fa a Palermo è morta una ragazza di 18 anni, Tania, deceduta per mal di denti. La famiglia non aveva i soldi per le cure odontoiatriche (famiglia in condizioni economiche disagiate ma decorose). Il caso di Tania è quindi un fatto isolato? No, il 23% degli italiani (in Sicilia la % è più alta) non può permettersi un odontoiatra privato, deve quindi passare dalle prestazioni specialistiche fornite dalle Aziende Sanitarie pubbliche, dove le liste di attesa sono molto lunghe, al punto da spingere molti cittadini a rinunciare alle cure odontoiatriche.

La rivoluzione non si fa solo mettendo ai vertici delle amministrazioni dello Stato più manager e meno giuristi, gli italiani hanno bisogno di risultati concreti. Non conta parlare di realizzazione delle politiche o dell'introduzione della cultura gestionale (attesa e sperata da anni!). E' necessario chiedersi, invece, quali politiche economiche sono necessarie per aiutare circa 10 milioni di italiani, metà dei quali sono in povertà assoluta e l'altra metà in semi povertà, ed i giovani senza lavoro e senza futuro? Non servono più i pannicelli caldi, anche se proposti da Renzi o le misure pro-cicliche prospettate da organismi sovranazionali (Commissione Europea, BCE, FMI, ecc.); se andiamo avanti con politiche "monetariste" anche il nuovo governo è destinato al fallimento.

Questo editoriale è dedicato a Gaetana Priolo, morta per difficoltà economiche poco prima delle "Idi di Febbraio". Non ho conosciuto Tania, ma di fronte alla morte giovane, di chi non ha potuto sperimentare almeno un altro poco della vita che le spettava, resta l'incredulità, lo sconcerto e il senso di irrealtà. Il mio impegno, e quello dei miei colleghi, è rivolto per affermare il diritto (non solo in senso formale) di tutti, di tutti i "Tania Priolo" a vivere in un mondo più degno, più umano e più eguale.

14 febbraio 2014  Angelo Grimaldi