1 DICEMBRE 2017

TERZA COPERTINA DEDICATA AL 92° REGGIMENTO FANTERIA

All’inizio della guerra la Brigata si trova accantonata a Longarone, alle dipendenze della 10° divisione. Il 15 giugno 1915 raggiunge il fronte del Cadore, col 91° a Forcella Zovo – Passo Logerin – Forcella Dignas, mentre il 92° rimane a riposo presso Auronzo. 
Per tutto il mese di Luglio, alternandosi con reparti bersaglieri, il 91° tenta di avanzare verso le difese nemiche del monte Cavallino, senza successo. 
In agosto, la Brigata Basilicata col 91° e reparti del 92° fanteria, tenta l’assalto al monte Rotheck ed alla vicina cima Frugnoni, lungo la dorsale Carnica: ogni tentativo porta solo conquiste parziali che l’avversario riprende con contrattacchi immediati. 
Altri assalti, tutti infruttuosi, vengono fatti contro i medesimi obiettivi anche in settembre. Dopo breve riposo la Brigata si trasferisce nel settore del Col di Lana ed il 27 ottobre 1915 prende parte alla conquista del costone di Salesei, solo il giorno 29 la tenacia degli attaccanti viene premiata. 
Trascorso il mese di dicembre a riposo, la Brigata raggiunge alla fine di febbraio 1916 il settore del monte Cristallo, lungo la linea Col dei Stombi – Tre Croci – Val Grande, dove effettua turni di trincea e riposo. 
In maggio il 91° passa sul Col Rosà ed il 92° si schiera sotto la Croda d’Ancona. Dal 6 al 22 giugno il 92° tenta ogni sforzo per sorpassare il reticolato nemico senza riuscirvi, subendo gravi perdite. Le operazioni debbono essere sospese e la Brigata si limita sino a fine 1916, ad osservare turni di trincea. 
Il 31 marzo 1917 la Basilicata cambia settore delle operazioni, viene inviata in val Travignolo tra il Paneveggio e cima Bocche; in tale zona permane sino ad ottobre. 
Causa lo sfondamento del fronte a Caporetto, la Brigata è costretta a raggiungere la linea del Piave, attestandosi tra il monte Tomba e Pederobba. Il 15 novembre il nemico attacca con l’intenzione di sorpassare il Piave davanti le trincee del 91° fanteria che sventa il forte tentativo; solo il giorno 19 i reparti in linea presso Pederobba abbandonano le posizioni ormai indifendibili e si ritirano sulla sponda destra del Piave. 
Nei giorni seguenti la pressione austriaca non accenna a diminuire, vengono ceduti brevi tratti di trincea, ripresi con attacchi alla baionetta da reparti della Basilicata assieme a Bersaglieri del XXV battaglione. Placatasi la battaglia, il giorno 26 novembre la Brigata scende a riposo, rimanendovi fino al 13 ottobre, quando ritorna in linea tra Osteria del Lepre e val San Lorenzo, settore del monte Asolone.
Segue un periodo di riposo, solo a metà gennaio del 1918, la Brigata Basilicata raggiunge Bassano ed in febbraio ritorna nelle trincee del monte Asolone. 
In previsione della battaglia del solstizio, il 91° ed il 92° fanteria presidiano l’immediata retrovia del Grappa; il 15 ha inizio l’attacco con parziali successi verso la regione dei Colli Alti del Grappa che vengono rioccupati da reparti italiani già nei giorni seguenti. 
A fine luglio la Brigata è posta a riposo in Bassano, dove attende l’arrivo dei complementi. 
Il 24 ottobre i reparti italiani passano il Piave con obiettivo Vittorio Veneto, sul Grappa la Basilicata ritorna in linea e punta sulle posizioni ancora in possesso del nemico presso l’Asolone. 
Fino al 3 novembre, giorno dell’armistizio, la Basilicata avanza incontrando sempre tenace resistenza da parte austriaca, ed il 4 novembre termina le ostilità nei pressi di Strigno.

FONTE: 

STORIA E MEMORIA DI BOLOGNA

30 novembre 2017

COMUNICATO AI LETTORI ED AI MEMBRI DEL COMITATO SCIENTIFICO

GALLERIA IMMAGINI DEI REPARTI MILITARI (ARMI E CORPI) CHE HANNO PRESO PARTE ALLE BATTAGLIE DEL RISORGIMENTO

  • 85° REGGIMENTO FANTERIA
  • 85° REGGIMENTO FANTERIA
  • 22° REGGIMENTO FANTERIA
  • BRIGATA BRESCIA 19° e 20° FANTERIA
  • 86° REGGIMENTO FANTERIA

1 novembre 2017

SECONDA COPERTINA DEDICATA ALLA BRIGATA BRESCIA - 19° E 20° FANTERIA

Trae origini dai battaglioni provvisori lombardi formati nel 1848 dal Governo provvisorio di Milano.

Con l'applicazione della legge 11 marzo 1926 sull'ordinamento dell'Esercito, diviene 19° Reggimento Fanteria "Brescia" ed in conseguenza della formazione delle Brigate su tre reggimenti è assegnato alla XXVII Brigata di Fanteria unitamente al 20° "Brescia" ed al 16° "Savona"; rimane articolato su due battaglioni.

Dall'inizio della guerra al 7 luglio, quando termina la I° Battaglia dell'Isonzo, la Brigata rimane di riserva nei pressi di Lucinico a sostegno della Casale che attacca il Podgora. Assegnata alla 21° Divisione prende parte alla II° Battaglia dell'Isonzo (18 luglio - 3 agosto 1915) partendo da Sdraussina contro le posizioni nemiche di Bosco Cappuccio con obiettivo lo sfondamento e la conquista di San Martino del Carso. L'eroismo dei suoi fanti è ben ricordato nella motivazione della Medaglia d'Argento concessa alla bandiera della Brigata. Ricostituita negli organici, la Brescia viene schierata alle pendici del San Michele che assale durante la IV° Battaglia dell'Isonzo (10 novembre - 5 dicembre 1915), col compito di conquistare le cime 3 e 4 del monte; più volte nuclei di soldati del 19° e 20° fanteria mettono piede sulle cime, ma i contrattacchi ed il tiro di sbarramento della artiglieria avversaria non permettono alcuna sosta. Quando termina la battaglia il San Michele è ancora in mano austriaca e la Brescia ha perso altri 2500 soldati.
Fino a maggio del 1916 la Brescia alterna i suoi reparti nel settore San Martino - San Michele, il 14 subisce un attacco, lanciato dagli austriaci a sostegno della loro offensiva in Trentino (Strafexpedition), che la costringe a ripiegare per diverse centinaia di metri; a sera con l'intervento di altre forze tutte le posizioni vengono riprese. Terminata l'offensiva austriaca in Trentino, a sostegno della nostra controffensiva, la Brigata riprende gli attacchi contro il San Michele ed il giorno 29 giugno viene pesantemente coinvolta dalla azione nemica attuata coi gas venefici, con perdite di oltre 1200 uomini. Rientrata in prima linea sempre sotto le trincee del San Michele, la Brescia partecipa alla VI° Battaglia dell'Isonzo (6 - 17 agosto 1916) assalendo per l'ennesima volta le cime 3 e 4; finalmente ad onta dei contrattacchi nemici, l'azione tentata il giorno 6 riesce e successivamente viene pure ampliata l'occupazione. Dopo un breve riposo, il 15 agosto concorre assieme alla Brigata Pinerolo ad attaccare le nuove posizioni avversarie nel settore Pecinka-Segeti, senza successo e subendo gravissime perdite. A settembre torna in linea di fronte a Castagnevizza, VII° ed VIII° Battaglia dell'Isonzo, operando con assalti alla baionetta nel tentativo di occupare elementi della difesa nemica, le perdite sono tali che alla IX° Battaglia dell'Isonzo (31 ottobre - 4 novembre 1916), partecipa solo con modesti reparti di combattenti. Nei primi mesi del 1917 alla Brigata non viene richiesto altro contributo e rimane nelle trincee di fronte a Castagnevizza, alternando i battaglioni. Prende parte attiva alla X° Battaglia dell'Isonzo (12 - 28 maggio 1917) attaccando a fondo il Fajti, la quota 432; alla fine della battaglia il fronte si trova tra le quote 432 e 464, tuttavia la nostra prima linea è in posizione precaria e continuamente battuta dalla artiglieria nemica. Sostituita da altre forze, la Brigata passa alle dipendenze della 49° Divisione che opera a sud della piazzaforte di Tolmino; durante la XI° Battaglia dell'Isonzo ha il compito di passare l'Isonzo di fronte al paese di Auzza, operando poi contro Okroglo; partecipa cioè alla conquista della Bainsizza. L'improvviso sfondamento del fronte a Caporetto trova la Brescia ancora sulla Bainsizza: inizia una difficile ritirata da quelle zone impervie e desolate, prima con un tentativo di resistenza sul Kobilek, poi sempre a contatto con le avanguardie avversarie. Arretra poi sul Tagliamento e quindi sulla destra Piave, dove arriva praticamente annientata.
La Brigata viene fatta proseguire per Parma ed alla fine di aprile 1918 è inviata in Francia, dove il 26 maggio entra in linea nel settore delle Argonne. Alla mezzanotte del 15 luglio (battaglia dell'Ardre), una tempesta di proiettili, molti a gas, si abbatte sulle posizioni della Brigata; dopo 4 ore di tale bombardamento, truppe scelte germaniche operano attacchi travolgenti, e la Brescia è costretta a retrocedere per non essere accerchiata, perché altri settori del fronte sui fianchi hanno ceduto. Dopo un periodo di riposo e riorganizzazione la Brigata è trasferita sul fiume Aisne dove partecipa in ottobre alla offensiva contro lo Chemin des Dames. Proseguendo nella avanzata supera anche l'ultima linea fortificata tedesca, la Hunding Stellung; dal fronte italiano giunge la notizia dell'armistizio, e ormai è chiaro che anche in Francia è una questione di giorni.
L'11 novembre 1918 al momento della resa della Germania: la Brigata Brescia quel giorno si trovava nel settore Les Mazures-Tremblois. 

Fonte: 

Storia e Memoria di Bologna

1 ottobre 2017

LA PRIMA COPERTINA DEDICATA AL 22° REGGIMENTO FANTERIA

Iniziamo con la prima copertina dedicata al 22° Reggimento Fanteria.

La Brigata riunisce i battaglioni 21° Fanteria, di stanza a La Spezia, e 22° Fanteria, di stanza a Pisa.

Anno 1915
La Brigata, affidata al comando della 16a divisione, è dislocata dal luglio nel settore di Monfalcone. Impegnata nella III battaglia dell'Isonzo, il 21 ottobre prende quota 85 occupando anche parte delle trincee di quota 77: l'artiglieria e la violenza della controffensiva austriaca costringono però gli uomini della "Cremona" ad arretrare verso le loro posizioni di partenza. A fine mese i soldati vengono dislocati a riposo presso Palazzatto.
A seguito della nuova offensiva italiana (IV battaglia dell'Isonzo, protrattasi dal 10 novembre al 2 dicembre) la Brigata, ora alle dipendenze della 14a divisione, partendo dalle sue posizioni nel settore di Castelnuovo riesce ad avere ragione del sistema di trincee della Sella di San Martino.
A metà dicembre è richiamata quindi ad Aquileia, nuovamente sotto il comando della 16a divisione.

Anno 1916
Dalla fine di aprile, dopo un periodo trascorso nelle trincee del Monte Sei Busi e delle Cave di Selz, la Brigata torna ad operare nella zona di Monfalcone: alle viste vi è la Strafexpedition voluta dal Capo di Stato maggiore austriaco Conrad von Hötzendorf. Il 15 maggio gli uomini della "Cremona" riescono a ricacciare il nemico dalle posizioni che aveva conquistato presso Adria e tra quota 93 e la ferrovia. Nel successivo mese di giugno continuano le azioni che mirano alla ripresa delle posizioni occupate dagli austriaci: il 28 la Brigata riconquista la trincea cosiddetta del «Tamburo», in collaborazione con i soldati della "Napoli". Le operazioni proseguono sino all'inizio del luglio, con gravi perdite per la "Cremona" che, il 9, è fatta riordinare presso le località di Staranzano e Begliano.
Al suo rientro in linea la Brigata è dislocata presso Vermegliano (nei pressi di Ronchi): da lì prende parte alla VI battaglia dell'Isonzo, nella quale si prodiga in diverse azioni dimostrative. Dopo la presa di Gorizia e del Monte San Michele, la "Cremona" insegue gli austriaci sino ai suoi trinceramenti del Debeli (a sud del lago di Doberdò), da loro poi abbandonati il 12 agosto.
A metà del mese successivo, in occasione della VII battaglia dell'Isonzo, gli uomini della Brigata – agli ordini della 14a divisione – si rendono protagonisti della vittoriosa quanto sanguinosissima offensiva che porta alla presa di quota 144 e del suo versante settentrionale. Dopo tre giorni di violenti combattimenti, è sostituita in linea, ma dopo un mese di riordino trascorso nei pressi di Aquileia, la "Cremona" viene nuovamente dislocata, in vista di un imminente attacco italiano, nel settore compreso tra le quote 144 e 208 sud.
La IX battaglia dell'Isonzo (1-4 novembre) vede gli uomini del 21° reggimento operare fra il lago di Doberdò e Jamiano: nel primo giorno di combattimenti conquistano i trinceramenti austriaci, facendo prigionieri un centinaio di nemici, e nei due giorni successivi resistono alla controffensiva nemica rafforzando le loro posizioni. A metà dicembre, la "Cremona" è di riposo tra Aquileia e Palazzatto.

Anno 1917
Nel marzo gli uomini della Brigata, ora alle dipendenze della 30a divisione, vengono tradotti in linea sull'Altipiano di Asiago, all'altezza di Cesuna. Il 10 giugno i due reggimenti sono impegnati nella parte più meridionale del fronte d'attacco per la presa del Monte Ortigara: loro obiettivo è la conquista del Monte Rasta, ma le ripetute sortite non hanno alcun tipo di effetto.
Nell'agosto la Brigata è tradotta, sotto il comando del XIV Corpo d'Armata, a Gradno e poi, tornata a disposizione della 3a divisione, viene lanciata all'attacco delle quote 878 e 800 nel contesto dell'XI battaglia dell'Isonzo, il cui scopo è la conquista dell'Altipiano della Bainsizza.
Da metà ottobre la "Cremona" è dislocata nel settore di Podlaka, ma il lancio dell'offensiva austriaca, che dal 24 comprende tutto il fronte isontino, la costringe dopo poco a retrocedere: il 30 ottobre, a ranghi sensibilmente ridotti a causa dell'asprezza del ripiegamento, la truppa raggiunge Aurava, per poi schierarsi due giorni dopo sulla destra del Tagliamento. Il 5 novembre è sul Livenza, presso il ponte del Rasego, e l'indomani alla destra dello stesso, nella zona di San Cassiano e Portobuffolé. Tre giorni dopo sono quindi oltre il Piave.
A Vedelago la Brigata riceve l'ordine di sciogliersi e fondere i suoi reparti con la Brigata "Tortona" (257°-258° reggimento), ma il Comando Supremo impose poi il mantenimento per la truppa in formazione del nominativo originario.

Anno 1918
Ad inizio anno la Brigata è impegnata nella riconquista del Monte Asolone: la vetta viene contesa per alcuni giorni al nemico, ma l'impeto della controffensiva austriaca costringe il 22°, dopo una strenua resistenza, a ripiegare sulle sue posizioni.
Schierata quindi dalla fine di gennaio nel settore del Monte Grappa, nel giugno la Brigata è investita in pieno dall'ultima grande offensiva nemica, lanciata il 15 giugno: il suo organico risulta quasi completamente annientato.
Rimasta dislocata in questo settore, nella decisiva battaglia di Vittorio Veneto la Brigata è chiamata a prendere parte all'attacco lanciato contro il Monte Pertica: tre giorni di ardui scontri portano alla presa dello sperone compreso tra le quote 1549 e 1551, ma le gravi perdite subìte impongono il ritorno della "Cremona" su posizioni di seconda linea, presso le quali permane fino all'armistizio.

FONTE: Brigate di fanteria: riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918, Vol. II, Roma, Libreria dello Stato 1925, pp. 29-35

Storia e Memoria di Bologna

21 settembre 2017

Dal 1 ottobre 2017 la copertina della Rivista sarà dedicata periodicamente ai Reparti Militari (Armi e Corpi) che hanno preso parte alle battaglie del Risorgimento.

 

 

14 giugno 2017

FOIA: la circolare applicativa sull'accesso civico generalizzato

Il ministro Madia ha emanato la circolare applicativa della disciplina dell’Accesso civico generalizzato (FOIA), introdotta dal decreto legislativo 97 del 2016 e destinata a tutte le Pubbliche Amministrazioni per fornire chiarimenti operativi, supportare gli uffici e garantire un’applicazione efficace del nuovo diritto di conoscere.

Redatta dal Dipartimento della Funzione Pubblica, in accordo con ANAC, la circolare mira a favorire una coerente ed uniforme attuazione delle norme e tiene conto dell’esperienza applicativa e delle criticità emerse nei primi mesi di attuazione del FOIA, attraverso il monitoraggio svolto dal Dipartimento della Funzione Pubblica. Una consultazione pubblica, che si è svolta dall’11 al 19 maggio 2017, ha inoltre consentito di raccogliere 105 commenti da parte di 33 partecipanti (privati, organizzazioni della società civile, amministrazioni, istituzioni universitarie e di ricerca).

La circolare chiarisce che il cittadino ha sempre diritto a una risposta, che, in caso di dubbio, deve prevalere l’interesse a conoscere i dati e i documenti e che una domanda di accesso non può essere rigettata per motivi formali o procedurali. In particolare, il documento contiene raccomandazioni operative inerenti alle modalità di presentazione della richiesta di accesso civico generalizzato; gli uffici competenti e i tempi di decisione, i controinteressati e i rifiuti non consentiti; il dialogo tra amministrazione e richiedenti; il ruolo del Registro degli accessi.

 

 

10 FEBBRAIO 2017

TESTO COMPLETO DELLA SENTENZA N. 35/2017 DELLA CORTE COSTITUZIONALE SULLA LEGGE ELETTORALE (ITALICUM)

 

 

8 GIUGNO 2016

CORTE COSTITUZIONALE: SENTENZA N. 129 DEL 2016 GIUDIZIO DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE DELL'ART. 16, COMMA 6 DEL D.L. 6 LUGLIO 2012 N. 95

Con la sentenza n. 129/2016 la Corte Costituzionale ha bocciato il taglio incrementale da oltre 7,2 miliardi dei trasferimenti erariali agli enti locali, stabilito dall’articolo 16, comma 6 del dl 95/2012, approvato dal "Governo degli Ottimati" nella fase più acuta delle turbolenze finanziarie che in quel periodo stranamente investirono l’Italia. 
Per recuperare risorse e tranquillizzare i mercati, fu varata una manovra «lacrime e sangue» anche sugli enti territoriali. Nel caso dei comuni, venne previsto un taglio «incrementale», che valeva 2.250 milioni per il 2013, 2,5 miliardi per il 2014 e 2,6 miliardi dal 2015. La sforbiciata ha colpito il fondo sperimentale di riequilibrio, poi sostituito dal fondo di solidarietà comunale. 

Il testo integrale della sentenza:

 

 

 

 

 

 

3 NOVEMBRE 2015

PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE SULLA RIDUZIONE DELLE REGIONI ITALIANE DALLE ATTUALI 20 A 12

Tra due mesi forse si potrà entrare nel vivo di una delle riforme più complesse (e importanti) all'ordine del giorno: quella delle Regioni. Entro sessanta giorni, infatti, il governo riceverà la relazione della Commissione tecnica appena costituita per definire il perimetro istituzionale della riforma. L'idea è dei parlamentari PD Roberto Morassut e Raffaele Ranucci. La proposta di legge è stata presentata alla Camera dei deputati. 

 

 

 

 

18 GIUGNO 2015

BCE: ALLARME PENSIONI IN EUROPA (E IN ITALIA)

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Prima si inneggia al Job’s Act, una riforma che rende “flessibile” (cioè precario) il lavoro e poi si constata che gli italiani non fanno figli e i giovani non si sposano. Come si mantiene una famiglia con un contratto di lavoro a tempo determinato e uno stipendio incerto?

L’Italia è un paese per vecchi. Dalla BCE arriva l’allarme: l’Italia (così come anche altri paesi dell’Unione Europea) dovrà scontare due fattori negativi per i suoi conti pubblici: l’invecchiamento della popolazione e l’assenza di riforme radicali. Ma guardando oltre le parole di Draghi, se per il secondo punto la responsabilità è addebitabile all’inerzia di una classe politica mediocre (ma poi quali riforme?), per il primo punto  (l’invecchiamento demografico) invece si tratta di una totale impossibilità da parte dei giovani di poter creare una famiglia senza un lavoro stabile e soprattutto ancor meno tutelato “grazie” al Job’s Act ed alle leggi precedenti che hanno reso sempre più flessibile (leggasi debole) la posizione e i diritti dei lavoratori, soprattutto dei giovani. Come si può pretendere di poter mettere su famiglia senza la sicurezza e di poter garantire un tetto ed una vita dignitosa?

Il problema non si risolverà con i tagli e mettendo le generazioni in conflitto (guerra tra poveri), sono invece necessari interventi per separare i due più grandi centri di costo dell'INPS: i pagamenti dell'assistenza sociale, dai pagamenti delle pensioni (le entrate in conto previdenza sono in buona parte alimentate dai versamenti mensili dei contributi previdenziali dei lavoratori e dalle imprese). Poi sarà inevitabile rivedere la riforma "Fornero", le aziende e le amministrazioni pubbliche si sono trasformate in veri e propri "lazzaretti", dipendenti sempre più anziani, spesso con problemi di salute, demotivati, ricoprono ruoli che invece dovrebbero essere affidati ai giovani. Questi, all'inizio verrebbero affiancati dai colleghi anziani che negli ultimi due anni di servizio dovrebbero permettere di acquisire ai giovani colleghi le conoscenze pratiche che consentono di capire il funzionamento reale dell'organizzazione, l'organigramma, il regolamento interno e tutto ciò che costituisce la struttura formale dell'organizzazione, cioè le strutture gerarchiche di compiti, di catene di comando e di circuiti di comunicazione.

Difficile invece pensare che la scelta di legalizzare il precariato a vita possa permettere di risolvere sul lungo termine la situazione. 

Angelo Grimaldi

 

 

 

 

30 MAGGIO 2015

FESTIVAL DELL'ECONOMIA (TRENTO). STIGLITZ: "RISCRIVIAMO ORA LE REGOLE DEL CAPITALISMO"

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"La disuguaglianza è la conseguenza delle politiche che si mettono in campo e dunque possiamo contrastarla". Questo il messaggio di speranza che il Nobel per l'economia Joseph Stiglitz lancia al Festival dell'Economia di Trento.
Il consigliere di Hillary Clinton ha raccontato al pubblico, accorso in massa per ascoltarlo, che fin da giovane si è dedicato allo studio delle disuguaglianze, rendendosi conto che proprio gli Stati Uniti erano il Paese industrializzato con i maggiori livelli di divario fra ricchi e poveri e che il cosiddetto sogno americano era solo un mito. "L’aspetto più spiacevole della disuguaglianza – ha detto – è la conseguente disparità di opportunità".

"Per anni molti economisti – ha ricordato Stiglitz – hanno evitato di studiare il fenomeno della disuguaglianza, considerandolo una questione controversa. La disuguaglianza e' cresciuta notevolmente negli ultimi decenni, anche in Europa". Il Prof. Stiglitz ha poi ricordato che il paese dove vi sono meno differenze sociali e' la Danimarca mentre Stati Uniti, Gran Bretagna ed Italia sono ai vertici mondiali. "La prospettiva di un giovane americano – ha detto Il premio Nobel – dipende di più dal reddito dei genitori che dalle sue capacità o dal suo livello di istruzione".
"Possiamo intervenire per cambiare le politiche che generano la disuguaglianza – ha detto Stiglitz – ma dobbiamo intervenire rapidamente, non bastano piccoli aggiustamenti, servono cambiamenti fondamentali ed urgenti. Serve capirne molto meglio le cause e riscrivere le regole dell'economia capitalistica, altrimenti fra 30 anni avremo una società ancora più diseguale". "Il problema – ha concluso – non è il capitalismo del 21° secolo, ma le politiche che si mettono in campo".

 

 

 

 

 

 

     

     

    26 FEBBRAIO 2015

    DECRETAZIONE D'URGENZA E REGIME COSTITUZIONALE DI ANGELO GRIMALDI

    26 febbraio 2015

    Quello dei decreti, a quanto pare, è un problema antico. Infatti, circa 2500 anni fa Aristotele descrivendo un tipo di democrazia scriveva: “Viene, infine la democrazia in cui la moltitudine non riconosce più la sovranità della legge, ma si arroga per intero la sovranità e la esercita per mezzo di decreti… Un monarca dalle mille teste che si rifiuta di sottostare alla legge e che vuol farla da despota: tale il regime. Tale forma di democrazia è, perciò, nel suo genere quel che la tirannide è rispetto alla monarchia. Invece di preferire i cittadini migliori, li opprime e mette in onore gli adulatori. Ed ecco sorgere una razza la quale non appare mai finché la legge impera sovrana, e che sorge infallibilmente quando essa non è più tale: la razza dei demagoghi. Due sono i metodi di azione. Da un lato, essi foggiano i decreti abusivi che conferiscono ogni potere al popolo, perché la loro potenza può solo avvantaggiarsi da un ampliamento della sovranità del popolo di cui sono i padroni…. Quando una democrazia è pervenuta al punto da far tutto per via di decreti, non v’è più politeia, non v’è più vero regime costituzionale. Affinché questo esista, è necessario, infatti, che la legge sia sovrana, assoluta, che essa fissi le decisioni d’ordine generale e che i magistrati risolvano in base ai suoi principi i vari problemi particolari. Uno Stato in cui si faccia tutto per via di decreti non è, a ben guardare, una vera democrazia”.

    Invito i lettori a riflettere sull’impressionante attualità di queste ormai lontane riflessioni critiche.              

     

     

    22 FEBBRAIO 2015

    INSEGNANTI: ASSUNZIONI SOLO TRAMITE CONCORSO PUBBLICO? LE RAGIONI DI UNA CRITICA DI ANGELO GRIMALDI

    insegnanti

    La ministra dell'Istruzione dice sì a un piano di assunzioni straordinario da effettuare “soltanto tramite concorso pubblico“, per smettere così di rassegnarsi alla “babele delle graduatorie“. Ovviamente non sono mancate le proteste dei precari, che interrompono il presidente del Consiglio Matteo Renzi poco prima dell’inizio del suo intervento alla giornata ‘La scuola cambia, cambia l’Italia‘ promossa dal Pd".  “Fateci parlare abbiamo diritto di dire la nostra”, hanno detto dalla platea alcuni docenti. “Sono un insegnante precario, anch’io sono iscritto al PD e voglio dire la mia davanti a tutti”, dice uno dei contestatori, aggiungendo che quello che sta andando in scena oggi “è solo demagogia“.

    Si vogliono abrogare le graduatorie? Sarebbe un gravissimo errore: non si diventa docenti di una disciplina vincendo un concorso pubblico (diciamolo chiaramente che i concorsi pubblici in generale, ed in modo particolare i concorsi a cattedra, sono appannaggio prevalentemente dei più raccomandati; al riguardo posso citare tanta cronaca giudiziaria), bensì solo insegnando. Homines dum docent discunt (Seneca). Con l'insegnarlo agli altri si impara meglio ciò che già si conosce. Non si può ottenere un'abilitazione ex ante, basata sul superamento formale di un concorso pubblico, l'abilitazione si dovrebbe conseguire al termine di un determinato periodo di attività di insegnamento o di altra attività professionale (avvocato, dottore commercialista, medico-chirurgo, consulente del lavoro, ingegnere, ecc.), quindi solo ex post, cioè a posteriori.

    E' stato un grossolano errore l'aver abrogato, sulla fine degli anni '90, il vecchio sistema di reclutamento (che sarebbe, invece, da introdurre in tutta fretta). Gli insegnanti si reclutavano attraverso tre graduatorie, due provinciali ed una di istituto. Ad una graduatoria provinciale, gestita dall'Ufficio Scolastico Provinciale (ex Provveditorato agli Studi), venivano inseriti i docenti abilitati, nell'altra graduatoria provinciale venivano inseriti i docenti non abilitati. Gli incarichi di insegnamento venivano conferiti dal Provveditore per l'intero anno scolastico. Le graduatorie di istituto (al massimo si potevano esprimere 20 sedi) rappresentavano un'ulteriore opportunità di insegnamento che consentiva agli aspiranti docenti, non convocati dal Provveditore agli Studi, di essere destinatari di una supplenza fino al termine dell'attività didattica o una supplenza più o meno breve, conferita dagli ex presidi. Per conseguire l'abilitazione non è necessario frequentare e superare corsi  post laurea biennali, TFA, ecc., ecc. E' necessario, a mio avviso, rendere più seri i Corsi di laurea attraverso l'introduzione nei singoli piani di studio delle materie (obbligatorie) che poi si andranno ad insegnare. Per abilitarsi basterebbero tre anni di insegnamento, anche non continuativi, conseguiti senza note di demerito. Al rinnovo, il docente, così abilitato, si iscriverebbe nelle gradutorie provinciali degli abilitati, dalle quali gradatamente, e comunque secondo il piano di assunzioni programmato di anno in anno dal MIUR, verrebbe a trovarsi destinatario di un contratto di insegnamento a tempo indeterminato.

    Non è corretto illudere i giovani aspiranti docenti che si accede nella Scuola con i concorsoni nel rispetto, solo formale, dell'articolo 97 della Carta Costituzionale. La Scuola con  il docente incaricato instaura (o dovrebbe instaurare) un rapporto professionale, la valutazione della preparazione sotto il profilo sostanziale spetterebbe ai discenti con la compilazione della "customer satisfaction" e, sotto il profilo della correttezza deontologica, spetterebbe alla commissione di Istituto che valuterebbe il profilo formale e documentale del docente.

    Angelo Grimaldi

     

     

    24 GENNAIO 2015

    CON IL Q.E. LE BANCHE ORDINARIE AUMENTERANNO I PRESTITI ALLE IMPRESE E FAMIGLIE?

    24 gennaio 2015

    Uno degli effetti più devastanti della crisi dell'euro è stata la stretta creditizia che ha colpito le imprese soprattutto medio-piccole.  Uno studio della Confcommercio ha stimato in 97,2 miliardi di euro i prestiti venuti a mancare alle piccole e medie imprese italiane tra il 2011 e il 2014. Il crollo dei prestiti è stato innescato dall'impennata dello spread e reso sempre più difficile praticamente dai criteri sempre più restrittivi sul capitale a cui le Banche devono attenersi nel quadro della nuova regolamentazione di Basilea 3 e della vigilanza bancaria europea.

    Nonostante lo spread non sia più alto e la BCE in questi anni abbia adottato politiche monetarie espansive, ad oggi le concessioni di credito in Italia non sono ancora ripartite. Si è soltanto registrata un'attenuazione del calo dei prestiti ma il trend resta negativo. La decisione al momento solo annunciata dalla BCE è che, acquistando titoli di Stato, le banche possano ottenere liquidità da impiegare nel credito a famiglie e imprese.

    Quando una Banca centrale acquista titoli pubblici dalle aziende di credito, queste ultime dispongono di maggiore liquidità, e possono utilizzarla per finanziare l'economia: l'acquisto di titoli ha quindi effetti espansivi, in quanto accresce l'offerta di moneta.

    Le imprese sono in grado di realizzare investimenti programmati solo nel caso in cui dispongano di sufficiente liquidità. La liquidità creata dalla politica monetaria espansiva aumenta le riserve degli intermediari finanziari, ma le grandi imprese non attingono al credito in quanto non effettuano gli investimenti a causa delle pessimistiche previsioni per il futuro. 

    La politica monetaria espansiva non sempre raggiunge i suoi obiettivi se sono basse le prospettive di rendimento del capitale. Le piccole e medie imprese, invece, non accedono facilmente al credito (anche se i loro programmi di investimento richiedono meno impegno finanziario) in quanto le banche nell'erogare le risorse finanziarie devono attenersi ai restrittivi criteri imposti da Basilea 2 e Basilea 3 (insieme articolato di provvedimenti di riforma - predisposto dal comitato di Basilea per la vigilanza bancaria - al fine di rafforzare la regolamentazione, la vigilanza e la gestione del rischio del settore bancario. Questi provvedimenti mirano sostanzialmente a migliorare la capacità del settore bancario di assorbire shock derivanti da tensioni economiche e finanziarie).

    Per concludere possiamo dire che una manovra monetaria espansiva aumenta la liquidità del sistema, la quale può  indurre le imprese ad effettuare maggiori investimenti. L'aumento della domanda di beni strumentali potrebbe provocare a sua volta un aumento del reddito nazionale.

    Resta il dubbio di fondo: quale banca (anche al pieno di liquidità) concederà credito alle piccole imprese (o imprese poco strutturate patrimonialmente), alle singole persone o famiglie a basso reddito?

    Angelo Grimaldi

     

     

     

     

     

    9 NOVEMBRE 1989: CROLLA IL MURO DI BERLINO

    CROLLO DEL MURO

    Oggi si celebrano i 25 anni della caduta del Muro di Berlino. 

    Il Socialismo reale è crollato con il muro, ma il capitalismo non ha vinto. Ogni giorno vengono distrutti migliaia di posti di lavoro senza che nessuno pensi a difenderli, a meno che non venga minacciato il proprio interesse personale. Le lotte sindacali sono diventate esclusivamente di categoria. Aumentano le proteste ma le istanze non si aggregano.

    Molti considerano il crollo del Muro, dell'URSS come una vittoria. Per il nuovo verbo la felicità risiede nell'acquisizione sclerotica di oggetti. Il crollo del Muro è fonte di malessere per le nuove generazioni perché ricorda che il Socialismo reale è crollato, senza che il capitalismo abbia offerto loro (sul piano sostanziale e non solo dei diritti in senso formale) qualcosa di valido e duraturo in alternativa.

    Angelo Grimaldi

    30 OTTOBRE 2014 - CRISI ECONOMICA MA I RICCHI AUMENTANO

    AUMENTANO I RICCHI

    Tra il 2013 e il 2014 le 85 persone più ricche del mondo hanno guadagnato mezzo milione di dollari al minuto. Secondo l'OCSE, in Italia, dalla metà degli anni '80 fino al 2008, la disuguaglianza economica è cresciuta del 33% (ricordiamo che la media dei Paesi OCSE è del 12%), mentre nel mondo più di 800 milioni di persone soffrono ancora la fame.

    E' quanto emerge dal rapporto Oxfam sulle disuguaglianze, secondo cui la prosperità è privilegio solo di una ristretta cerchia di eletti che vede crescere velocemente il proprio patrimonio. In Italia l'1% delle persone più ricche detiene un patrimonio che equivale a quello posseduto dal 60% degli italiani; il patrimonio di circa 36,6 milioni di persone è comunque inferiore a quello dell'1% delle persone più ricche (circa 600.000 persone).

    Dal 2008 ad oggi, gli italiani che versano in povertà assoluta sono quasi raddoppiati, oggi sono infatti 6 milioni, rappresentano il 10% dell'intera popolazione.

    La povertà si contrasta promuovendo politiche tese a garantire un salario minimo dignitoso, assicurando l'accesso ai servizi sanitari con più facilità e con una riduzione dei tempi di attesa per gli accertamenti diagnostici, garantendo l'istruzione secondaria superiore gratuita a tutti i cittadini e l'ingresso dei giovani e delle donne nel mondo del lavoro (imprese, studi professionali, organizzazioni di volontariato con retribuzione, nelle amministrazioni pubbliche, ecc.).

    Sarebbe opportuno ed urgente stimolare e favorire (anche finanziariamente) la costituzione di cooperative di lavoratori, lavoratrici, donne e giovani in cerca di occupazione nelle attività economiche e nei servizi attualmente soggette a riserva originaria. Mi riferisco in particolare alla gestione delle reti, tipico esempio è quello delle ferrovie, dove la rete è sempre sottoposta a riserva originaria, ma il servizio è stato liberalizzato o a quello dell'energia elettrica, dove c'è un gestore unico della rete di trasmissione, ma vi sono più produttori di energia elettrica. C'è anche lo smistamento del servizio postale, oggi in parte affidato a terze imprese in regime di outsourcing, quando invece le Poste Italiane potrebbero assumere a rotazione i giovani diplomati (senza lavoro) nei Centri di Meccanizzazione Postale (CMP) e nei CDM. Per non parlare della gestione delle reti delle public utilities (gas metano, reti idriche, ambiente). Nel campo delle telecomunicazioni e dell'informatica nuove opportunità per i giovani sono rappresentate dalla "broadband", dal potenziamento delle fibre ottiche e dal favorire, con politiche concrete e non con annunci, la banda ultralarga (ultrabroadband), in considerazione che i sistemi cablati ormai viaggiano verso una tipologia di rete integrata (Next Generation Networking) nei servizi che consentono il trasporto di tutte le informazioni (voce, dati, comunicazioni multimediali).

    (copyright) Angelo Grimaldi

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      MUJICA

      Il Presidente Mujica sostiene che a guidare la vita di ciascuno debba essere il principio della sobrietà: " [...] concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere [...] Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo [magari indebitandosi] sino alla morte".

      29 MAGGIO 2014 - GLI STIPENDI DEI MANAGER SI SONO ABBASSATI?

      stipendi manager

      Degli stipendi dei manager si è parlato molto fino a poche settimane fa (prima della campagna elettorale). Ma oggi che cosa è cambiato? Cosa è successo agli stipendi delle società partecipate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e in particolare quelle quotate in Borsa (ENI, ENEL, FINMECCANICA)? E per quelle che emettono obbligazioni sui mercati quotati (Cassa Depositi e Prestiti, Ferrovie dello Stato e Poste Italiane)? Per queste società in realtà non cambierà nulla.

      Gli stipendi dei manager di queste società però, sono stati già modificati da un altro provvedimento. Si tratta del decreto legge 69/2013, il c.d. "decreto del fare", approvato dal governo Letta nell'agosto 2013, con cui veniva modificato il decreto legge 201/2011 del governo Monti.

      Con questo decreto venne stabilito che a partire dalla successiva assemblea degli azionisti - dopo l'agosto 2013 - le ricordate società dovranno ridurre lo stipendio dei nuovi amministratori del 25% rispetto a quello degli amministratori uscenti.

      Per le società non quotate (Cassa Depositi e Prestiti, FS e Poste Italiane) il taglio allo stipendio sarà automatico. Per le società quotate, invece, il governo non ha il potere di costringere gli amministratori a tagliarsi lo stipendio. Il taglio quindi, diventa una decisione dell'assemblea degli azionisti, dove il rappresentante del governo è delegato a votare a favore.

      In ENEL e Finmeccanica, dove il MEF controlla 1/3 delle azioni, il taglio probabilmente passerà. Ma nell'ENI, dove il MEF controlla il 4% delle azioni, dipenderà invece dalla decisione di Cassa Depositi e Prestiti, che controlla il 25% delle azioni dell'ENI.

      Emma Marcegaglia, Claudio De Scalzi, Luigi Zingales, Fabio Pagani, Diva Moriani, Karina Litwack, Andrea Gemma, Pietro Guindani, Alessandro Lorenzi e Roberto Ulissi si taglieranno i loro stipendi?

      Angelo Grimaldi

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

      25 MARZO 2014 - AVANZA L'ESTREMA DESTRA IN FRANCIA

      Dopo il voto in Francia con l'avanzata dell'estrema destra "l'Europa deve prendere atto di un diffuso senso di contestazione e di antipolitica" e quindi "mettere al centro la crescita e la lotta alla disoccupazione". Lo ha detto Matteo Renzi al Nuclear Security Summit all'Aja.

      Caro Presidente del Consiglio, il problema non è l'Europa in sé, ma le politiche economiche adottate dagli organi dell'Unione Europea. Chi non ha perso il lavoro o dispone ancora di un reddito dignitoso, chi riceve prebende pubbliche non affronta le difficoltà che invece affrontano milioni di persone: la difficoltà ad acquistare cibo per assicurare almeno due pasti giornalieri ai propri familiari, o la difficoltà a pagare il canone di locazione dell'appartamento o il mutuo sulla prima casa o ancora le utenze domestiche (acqua, riscaldamento, energia elettrica, telefono). Per non parlare delle imposte per molti cittadini ormai non più sostenibili (IMU, Tasi, Tari, passo carrabile, bollo auto, canone Rai, tasse universitarie, ecc.) o dell'acquisto delle medicine, delle visite specialistiche, o il costo della revisione biennale delle autovetture, il pedaggio autostradale, l'assicurazione obbligatoria sugli autoveicoli, ecc. ecc. Ebbene, chi non conosce le difficoltà del vivere quotidiano è portato a considerare certi orientamenti elettorali come manifestazione di antipolitica o di protesta qualunquista. No caro Presidente, le persone che vivono un forte disagio economico, che stanno ai margini di una società opulenta, forse non sono qualunquisti, il loro voto non è espressione di antipolitica, bensì di una politica di rinnovamento della classe politica e degli eurotecnocrati.

      Per evitare che milioni di cittadini ed elettori emarginati vadano a finire nelle braccia di movimenti politici che per definizione (e per storia) potrebbero portare il sistema in una difficile situazione politico-sociale, sarebbe necessario invertire la rotta economica.

      L'Unione Europea continua ad adottare politiche economiche incentrate sul rigore e austerità: tutti devono tagliare i deficit pubblici e ridurre il rapporto debito/PIL (fiscal compact). Senza crescita, l'obiettivo di riduzione degli squilibri finanziari diventa irragiungibile: i deficit pubblici si misurano in rapporto al PIL e, di conseguenza, una decrescita fa aumentare il peso del disavanzo. Se si continua con le ottuse politiche come il deficit di bilancio sotto il 3% del PIL, con la spending review (così come è in questo momento concepita), con la disciplina di bilancio molto severa, con l'aumento delle imposte e tasse o con il taglio lineare delle detrazioni d'imposta, il PIL non crescerà molto. 

      E' necessario impiegare i giovani e le donne nei processi produttivi e per questa via ridurre la disoccupazione. Le misure proposte dalla recente riforma del lavoro rendono più flessibile il rapporto di lavoro nella "infantile" convinzione che la flessibilità da sola potrà stimolare gli imprenditori ad assumere ed eventualmente consentire loro di chiudere con più facilità il rapporto con il lavoratore se le cose dovessero andar male. Questo orientamento è diventato il credo a cui obbediscono anche attori politici che per storia personale e di partito provengono dal Socialismo! Mi dispiace molto per voi, ma gli investimenti degli imprenditori costituiscono un elemento autonomo della domanda e gli stessi dipendono dalle stime effettuate sul futuro andamento delle vendite. Gli investimenti sono quindi in funzione del flusso di rendimenti futuri attesi, e quindi è il profitto il movente degli investimenti. Gli investimenti, peraltro scarsi, attuati in questo preciso momento non generano posti di lavoro, cioè non sono in grado di coinvolgere ed impiegare tutti i fattori produttivi.

      Per far fronte alla contrazione della domanda aggregata, lo strumento più rapido ed agevole per attuare una politica espansiva è la riduzione generalizzata delle imposte sul reddito delle persone fisiche. Si possono rimodulare gli scaglioni e le aliquote che colpiscono in particolare i redditi medi. La perdita immediata di gettito IRPEF sarà ricompensata dall'aumento dell'imposta sul valore aggiunto per effetto dell'aumento della domanda interna e dall'aumento del gettito dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche, in quanto le imprese registreranno maggiori ricavi e, di conseguenza, emergerà un maggiore utile da assoggettare ad imposta.

      Questo intervento avrà successo nel breve periodo, per renderlo duraturo è necessario intervenire su tutto l'impianto del sistema tributario, questo concepito sul finire degli anni '60 e normato nel 1972 e 1973. Da allora sono intervenute infinite modifiche ed adattamenti, ma la concezione del sistema tributario è storicamente datata. E' inoltre necessaria una forte riduzione del numero degli apparati pubblici (e delle società partecipate) senza però perdere un solo posto di lavoro.

      Angelo Grimaldi

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

      LE IDI DI FEBBRAIO?

      PROF. ANGELO GRIMALDI

      Ieri nel conclave del Partito democratico si è consumata una grave crisi extraparlamentare decisa da un solo partito, dal partito delle primarie che continua ad ignorare il profondo distacco tra elettore (governati) ed eletti (governanti).

      Non una parola sui contenuti politici ed economici del nuovo governo renziano, non una parola sui partiti politici che dovrebbero sorreggere (dare la fiducia in parlamento) il nuovo governo.

      Matteo Renzi propone un governo per una "legislatura costituente". Costituente? Ma in Italia il popolo non ha abbandonato il suo potere costituente in quanto essendo questo espressione di sovranità ed incidendo sui diritti fondamentali dell'uomo non può che appartenere al popolo. Il potere costituente si fonda, quindi, sul principio della sovranità popolare, sul carattere contrattuale della Costituzione e sul diritto alla rivoluzione a tutela del diritto naturale preesistente allo Stato.

      Il potere costituente è caratterizzato dalla "originarietà", cioè si legittima in via di fatto e si manifesta sopprimendo la precedente Costituzione proponendone una nuova o modificando la vecchia Costituzione attraverso le modalità previste dalla stessa. Mi pare che nel nostro Paese non vi sia da parte di nessun partito politico alcun esercizio di potere costituente di portata tale da abrogare la Costituzione tuttora vigente. La nostra Costituzione, come tante altre del mondo occidentale, non detta soltanto regole di funzionamento degli apparati pubblici, ma consacra i diritti dei cittadini e questi sono posti come "limite" del potere dello Stato. La Costituzione non può essere modificata o interpretata dalla "volontà legislativa" che nel sistema monista (governo/parlamento) è diventata espressione della maggioranza, cioè di una sola parte politica.

      Nel 1791 sciveva Thomas Paine: "Una costituzione non è l'atto di un governo, ma l'atto di un popolo che crea un governo". Scrive Mc Ilwain: "Emerge così una nozione di costituzione che nasce dal popolo, come opera di volizione collettiva, che codifica l'organizzazione dei poteri e si pone come norma sovraordinata all'attività dei poteri previsti dalla costituzione stessa".

      In una retta democrazia, nella quale i gruppi dominanti (oligarchie governanti) sono selezionati dal voto popolare, una "norma fondamentale" deve contenere e regolare i limiti all'esecizio del potere politico. Il potere costituito è sempre soggetto a regole predeterminate. Il potere costituente appartiene al popolo e quindi non c'è bisogno che qualche politico "decisionista" si batta per far riconoscere al popolo un diritto che già gli appartiene. 

      Le revisioni devono essere ricondotte nell'alveo della Costituzione, cioè dei suoi valori di fondo (articolo 138 della Costituzione).

      Nel Paese, in realtà, la frattura c'è. Pochi giorni fa a Palermo è morta una ragazza di 18 anni, Tania, deceduta per mal di denti. La famiglia non aveva i soldi per le cure odontoiatriche (famiglia in condizioni economiche disagiate ma decorose). Il caso di Tania è quindi un fatto isolato? No, il 23% degli italiani (in Sicilia la % è più alta) non può permettersi un odontoiatra privato, deve quindi passare dalle prestazioni specialistiche fornite dalle Aziende Sanitarie pubbliche, dove le liste di attesa sono molto lunghe, al punto da spingere molti cittadini a rinunciare alle cure odontoiatriche.

      La rivoluzione non si fa solo mettendo ai vertici delle amministrazioni dello Stato più manager e meno giuristi, gli italiani hanno bisogno di risultati concreti. Non conta parlare di realizzazione delle politiche o dell'introduzione della cultura gestionale (attesa e sperata da anni!). E' necessario chiedersi, invece, quali politiche economiche sono necessarie per aiutare circa 10 milioni di italiani, metà dei quali sono in povertà assoluta e l'altra metà in semi povertà, ed i giovani senza lavoro e senza futuro? Non servono più i pannicelli caldi, anche se proposti da Renzi o le misure pro-cicliche prospettate da organismi sovranazionali (Commissione Europea, BCE, FMI, ecc.); se andiamo avanti con politiche "monetariste" anche il nuovo governo è destinato al fallimento.

      Questo editoriale è dedicato a Gaetana Priolo, morta per difficoltà economiche poco prima delle "Idi di Febbraio". Non ho conosciuto Tania, ma di fronte alla morte giovane, di chi non ha potuto sperimentare almeno un altro poco della vita che le spettava, resta l'incredulità, lo sconcerto e il senso di irrealtà. Il mio impegno, e quello dei miei colleghi, è rivolto per affermare il diritto (non solo in senso formale) di tutti, di tutti i "Tania Priolo" a vivere in un mondo più degno, più umano e più eguale.

      14 febbraio 2014  Angelo Grimaldi