19 aprile 2017

E' STATO PUBBLICATO IL PRIMO NUMERO QUADRIMESTRALE DEL 2017

In primo piano i contributi di Floriano Polito, Emilia Chiaramonte, Dario Grimaldi, Tommaso Aucello, Sergio D'Errico, Angelo Grimaldi.

 

 

17 marzo 1861

PROCLAMAZIONE DEL REGNO D'ITALIA

Vittorio Emanuele II assume il titolo di re d'Italia con legge n. 4671 del 17 marzo 1861.

3 MARZO 2017

CAMERA DEI DEPUTATI: MODIFICHE ALLA LEGGE ELETTORALE, AUDIZIONE ESPERTI

La Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'esame delle proposte di legge recanti modifiche alla legge elettorale (C. 2352 e abb.), ha svolto le seguenti audizioni: Giuseppe Calderisi, esperto della materia; Alessandro Chiaramonte, ordinario di scienza politica presso l'Università degli Studi di Firenze; Salvatore Curreri, associato di istituzioni di diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Enna "Kore"; Maria Elisa D'Amico, ordinaria di diritto costituzionale presso l'Università degli Studi di Milano; Carlo Deodato, consigliere di stato, esperto della materia; Stefania Leone, ricercatrice in diritto costituzionale presso l'Università degli Studi di Milano; Vincenzo Lippolis, ordinario di diritto pubblico comparato presso l'Università degli Studi Internazionali (Unint) di Roma; Stelio Mangiameli, ordinario di diritto costituzionale presso l'Università degli Studi di Teramo; Agostino Meale, ordinario di diritto amministrativo presso l'Università degli Studi di Bari; Luigi Melica; ordinario di diritto pubblico comparato presso l'Università degli Studi del Salento; Guido Raffaele Rodio, ordinario di diritto costituzionale presso l'Università degli Studi di Bari; Cirò Sbailò, associato di diritto pubblico comparato presso l'Università degli Studi di Enna "Kore"; Roberto Zaccaria, già professore ordinario di istituzioni di diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Firenze. L'appuntamento è stato trasmesso in diretta webtv.

22 FEBBRAIO 2017

FISCAL COMPACT, SERVE UN COORDINAMENTO NAZIONALE SUL MODELLO ORGANIZZATIVO DEL COMITATO PER IL NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE.

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Il Fiscal Compact, altro non è che il patto tra i governi approvato nel 2012 (per il governo italiano Mario Monti) per fissare parametri più severi.

Per dar seguito a questo impegno, in Italia è stata approvata la legge costituzionale n. 1/2012, che introduce nell'ordinamento un principio di carattere generale, secondo il quale tutte le amministrazioni pubbliche devono assicurare l'equilibrio tra entrate e spese del bilancio e la sostenibilità del debito, nell'osservanza delle regole dell'Unione europea in materia economico-finanziaria.
Successivamente con la legge 243/2012 (Disposizioni per l'attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell'articolo 81, sesto comma, della Costituzione), sono stati disciplinati i principi e le regole di bilancio riferite a tutte le pubbliche amministrazioni. Tra le altre cose, in essa vengono definiti: l'equilibrio di bilancio, le regole in merito all'evoluzione della spesa, le regole in materia di sostenibilità del debito pubblico, le deroghe al principio dell'equilibrio, i meccanismi correttivi in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.

I numeri:

1) vincolo dello 0,5 di deficit strutturale rispetto al PIL;

2) l'obbligo di mantenere al massimo al 3% il rapporto tra deficit e PIL (già previso da Maastricht);

3) per i paesi con un rapporto tra debito pubblico e PIL superiore al 60% (come previsto da Maastricht), l'obbligo di ridurre il rapporto di 1/20° all'anno, per raggiungere un rapporto considerato (da chi?) "sano" del 60%.

Il debito pubblico italiano a dicembre 2016 era di 2.217,7 miliardi di euro (circa il 132,4% del PIL).

10 FEBBRAIO 2017

TESTO COMPLETO DELLA SENTENZA N. 35/2017 DELLA CORTE COSTITUZIONALE SULLA LEGGE ELETTORALE (ITALICUM)

7 GENNAIO 2017

27 DICEMBRE 2016

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO IL LAVORO DI RICERCA DI CARLA ROMANO DEDICATO ALLA CITTA' DI SEPINO

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Il 20 settembre 1870 il tratto tra Porta Pia e Porta Salaria fu l’obiettivo dell’attacco principale dell'Esercito italiano, guidato dal generale Raffaele Cadorna, contro l’esercito dello Stato Pontificio. I primi colpi di artiglieria colpirono le mura alle 5,10. I pontifici alzarono la bandiera bianca alle 10,05, mentre i reparti più prossimi all’ampia breccia, che nel frattempo era stata aperta nelle mura, davano inizio all’entrata dei militari italiani a Roma. Il primo soldato a giungere nel varco e a superarlo fu il sottotenente Federico Cocito della 5ª Batteria del 9° Reggimento Artiglieria Pesante comandata dal Capitano Giacomo Segre. Tra i giornalisti a seguito dei militari italiani c’era Edmondo De Amicis. Da allora la Breccia di Porta Pia è simbolo dell’Unità d’Italia: sancì l’annessione di Roma, decretando la fine dello Stato Pontificio come entità storico-politica, e l’avverarsi del sogno risorgimentale dei padri della patria. Nel 1895 il XX Settembre diventò festa nazionale, poi revocata nel 1930 dopo la firma dei Patti Lateranensi. Di recente sono stati presentati disegni di legge per ripristinare la festività. 

19 SETTEMBRE 2016

AUMENTARE L'ETA' PENSIONABILE E' UN COSTO PER IL PAESE

Fonte: Keynes Blog

Aumentare l’età pensionabile ha due effetti molto ovvi: il primo è che toglie lavoro ai più giovani; il secondo è che riduce la produttività dell’economia. Queste due ovvie conclusioni sembrano essere incomprensibili per molti economisti, ma è esattamente ciò che sta succedendo.

Sul primo punto abbiamo già scritto in passato e l’argomento è molto semplice: aumentare l’età pensionabile non fa altro che ridistribuire il lavoro esistente, il quale dipende dalla domanda aggregata attesa dalle imprese. Quindi se si aumenta l’età pensionabile, a parità di altri fattori, un anziano rimarrà al lavoro e un giovane non troverà occupazione. Cosa che sta accadendo proprio in questi anni.

EDIT: l’economista Tito Boeri (tra l’altro presidente dell’Inps) ha pubblicato solo pochi giorni fa un paper sull’argomento:

Nel complesso [in Italia], per una perdita totale di 150 mila posti di lavoro dei giovani, 36 mila perdite possono essere attribuite alla riforma [Fornero del 2011].

Il secondo punto è anch’esso abbastanza intuitivo. Un anziano avrà mediamente più difficoltà di un giovane ad adattarsi ai cambiamenti, a lavorare più ore se richiesto, ad imparare cose nuove, ecc. Gli anziani al lavoro, insomma, sono nella maggioranza dei casi un peso per le imprese. E una nota ricerca dice che già dopo i 40 anni la nostra produttività crolla e dovremmo riposare 4 giorni a settimana per essere più produttivi negli altri tre giorni.

Del problema si è accorto anche il Fondo Monetario Internazionale, che ha pubblicato un’interessante ricerca in proposito, dalla quale emerge che l’area euro è l’economia più soggetta a precoce invecchiamento della forza lavoro e, associata ad essa, un rallentamento più marcato del tasso di crescita della produttività e del PIL. 

Secondo i calcoli degli economisti del FMI l’invecchiamento della forza lavoro costa un quinto della produttività potenziale nell’area euro. Molto peggio per l’Italia che perde più di un terzo e per la Grecia che perde circa la metà della crescita potenziale della produttività. Male anche la Spagna.

Per qualche strana ragione (siamo ironici ovviamente) il FMI evita di dire che sarebbe il caso di mandare gli anziani in pensione e a far giocare i nipotini al parco. Le soluzioni proposte sono investimenti in istruzione e salute. Ben vengano, ma sarà difficile far usare ad un 75enne l’ultimo modello di smartphone o tablet con la stessa efficienza di un nativo digitale, per quanti corsi di aggiornamento si possano immaginare.

Il problema della bassa crescita, inoltre, si ripercuote sulla stessa tenuta dei sistemi pensionistici. Meno crescita, redditi più bassi, più disoccupazione, risultano in un minore gettito contributivo. 

Riassumiamo: con l’argomento della insostenibilità del sistema previdenziale, a causa dell’aumento della vita media, si incrementa l’età pensionabile, costringendo milioni di persone a lavorare fino a 70 anni e anche oltre. In questo modo si lasciano a casa milioni di giovani che sarebbero ben disposti a prendere il posto dei loro padri (e fra poco pure dei nonni…). Ma poiché gli anziani sono relativamente meno produttivi, la crescita è a rischio e, con essa, lo stesso sistema previdenziale.

L’ennesimo esempio di politica controproducente che costerà reddito e benessere per milioni di persone, salvo poi qualche mea culpa tra vent’anni quando ormai sarà troppo tardi.

 

Proponiamo la lettura della riforma costituzionale alternativa presentata dai professori: Gianfranco Pasquino, Andrea Pertici, Maurizio Viroli e Roberto Zaccaria.

8 GIUGNO 2016

CORTE COSTITUZIONALE: SENTENZA N. 129 DEL 2016 GIUDIZIO DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE DELL'ART. 16, COMMA 6 DEL D.L. 6 LUGLIO 2012 N. 95

Con la sentenza n. 129/2016 la Corte Costituzionale ha bocciato il taglio incrementale da oltre 7,2 miliardi dei trasferimenti erariali agli enti locali, stabilito dall’articolo 16, comma 6 del dl 95/2012, approvato dal "Governo degli Ottimati" nella fase più acuta delle turbolenze finanziarie che in quel periodo stranamente investirono l’Italia. 
Per recuperare risorse e tranquillizzare i mercati, fu varata una manovra «lacrime e sangue» anche sugli enti territoriali. Nel caso dei comuni, venne previsto un taglio «incrementale», che valeva 2.250 milioni per il 2013, 2,5 miliardi per il 2014 e 2,6 miliardi dal 2015. La sforbiciata ha colpito il fondo sperimentale di riequilibrio, poi sostituito dal fondo di solidarietà comunale. 

Il testo integrale della sentenza:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3 NOVEMBRE 2015

PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE SULLA RIDUZIONE DELLE REGIONI ITALIANE DALLE ATTUALI 20 A 12

Tra due mesi forse si potrà entrare nel vivo di una delle riforme più complesse (e importanti) all'ordine del giorno: quella delle Regioni. Entro sessanta giorni, infatti, il governo riceverà la relazione della Commissione tecnica appena costituita per definire il perimetro istituzionale della riforma. L'idea è dei parlamentari PD Roberto Morassut e Raffaele Ranucci. La proposta di legge è stata presentata alla Camera dei deputati. 

 

 

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24 GIUGNO 2015

CORTE COSTITUZIONALE: IL BLOCCO DEI CONTRATTI DEI DIPENDENTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E' ILLEGITTIMO, MA NON PER IL PASSATO

«La Corte Costituzionale in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l'illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato. La Corte ha respinto le restanti censure proposte». 

La pronuncia della Corte non ha effetto retroattivo. I giudici della Corte Costituzionale hanno disinnescato quella che poteva rappresentare una grossa difficoltà per i conti pubblici.

Dunque, è illegittimo il blocco dei contratti e degli stipendi dei dipendenti della P.A., ma non per il passato. È questa la decisione della Corte Costituzionale, chiamata a esaminare la legittimità delle norme che hanno imposto il blocco dei contratti e degli stipendi nella Pubblica Amministrazione.

 

 

 

18 GIUGNO 2015

BCE: ALLARME PENSIONI IN EUROPA (E IN ITALIA)

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Prima si inneggia al Job’s Act, una riforma che rende “flessibile” (cioè precario) il lavoro e poi si constata che gli italiani non fanno figli e i giovani non si sposano. Come si mantiene una famiglia con un contratto di lavoro a tempo determinato e uno stipendio incerto?

L’Italia è un paese per vecchi. Dalla BCE arriva l’allarme: l’Italia (così come anche altri paesi dell’Unione Europea) dovrà scontare due fattori negativi per i suoi conti pubblici: l’invecchiamento della popolazione e l’assenza di riforme radicali. Ma guardando oltre le parole di Draghi, se per il secondo punto la responsabilità è addebitabile all’inerzia di una classe politica mediocre (ma poi quali riforme?), per il primo punto  (l’invecchiamento demografico) invece si tratta di una totale impossibilità da parte dei giovani di poter creare una famiglia senza un lavoro stabile e soprattutto ancor meno tutelato “grazie” al Job’s Act ed alle leggi precedenti che hanno reso sempre più flessibile (leggasi debole) la posizione e i diritti dei lavoratori, soprattutto dei giovani. Come si può pretendere di poter mettere su famiglia senza la sicurezza e di poter garantire un tetto ed una vita dignitosa?

Il problema non si risolverà con i tagli e mettendo le generazioni in conflitto (guerra tra poveri), sono invece necessari interventi per separare i due più grandi centri di costo dell'INPS: i pagamenti dell'assistenza sociale, dai pagamenti delle pensioni (le entrate in conto previdenza sono in buona parte alimentate dai versamenti mensili dei contributi previdenziali dei lavoratori e dalle imprese). Poi sarà inevitabile rivedere la riforma "Fornero", le aziende e le amministrazioni pubbliche si sono trasformate in veri e propri "lazzaretti", dipendenti sempre più anziani, spesso con problemi di salute, demotivati, ricoprono ruoli che invece dovrebbero essere affidati ai giovani. Questi, all'inizio verrebbero affiancati dai colleghi anziani che negli ultimi due anni di servizio dovrebbero permettere di acquisire ai giovani colleghi le conoscenze pratiche che consentono di capire il funzionamento reale dell'organizzazione, l'organigramma, il regolamento interno e tutto ciò che costituisce la struttura formale dell'organizzazione, cioè le strutture gerarchiche di compiti, di catene di comando e di circuiti di comunicazione.

Difficile invece pensare che la scelta di legalizzare il precariato a vita possa permettere di risolvere sul lungo termine la situazione. 

Angelo Grimaldi

 

 

 

 

30 MAGGIO 2015

FESTIVAL DELL'ECONOMIA (TRENTO). STIGLITZ: "RISCRIVIAMO ORA LE REGOLE DEL CAPITALISMO"

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"La disuguaglianza è la conseguenza delle politiche che si mettono in campo e dunque possiamo contrastarla". Questo il messaggio di speranza che il Nobel per l'economia Joseph Stiglitz lancia al Festival dell'Economia di Trento.
Il consigliere di Hillary Clinton ha raccontato al pubblico, accorso in massa per ascoltarlo, che fin da giovane si è dedicato allo studio delle disuguaglianze, rendendosi conto che proprio gli Stati Uniti erano il Paese industrializzato con i maggiori livelli di divario fra ricchi e poveri e che il cosiddetto sogno americano era solo un mito. "L’aspetto più spiacevole della disuguaglianza – ha detto – è la conseguente disparità di opportunità".

"Per anni molti economisti – ha ricordato Stiglitz – hanno evitato di studiare il fenomeno della disuguaglianza, considerandolo una questione controversa. La disuguaglianza e' cresciuta notevolmente negli ultimi decenni, anche in Europa". Il Prof. Stiglitz ha poi ricordato che il paese dove vi sono meno differenze sociali e' la Danimarca mentre Stati Uniti, Gran Bretagna ed Italia sono ai vertici mondiali. "La prospettiva di un giovane americano – ha detto Il premio Nobel – dipende di più dal reddito dei genitori che dalle sue capacità o dal suo livello di istruzione".
"Possiamo intervenire per cambiare le politiche che generano la disuguaglianza – ha detto Stiglitz – ma dobbiamo intervenire rapidamente, non bastano piccoli aggiustamenti, servono cambiamenti fondamentali ed urgenti. Serve capirne molto meglio le cause e riscrivere le regole dell'economia capitalistica, altrimenti fra 30 anni avremo una società ancora più diseguale". "Il problema – ha concluso – non è il capitalismo del 21° secolo, ma le politiche che si mettono in campo".

 

 

 

 

 

 

31 MARZO 2015

LA DISOCCUPAZIONE SECONDO I DATI ISTAT

Dopo la crescita del mese di dicembre e la sostanziale stabilità di gennaio, a febbraio 2015 gli occupati diminuiscono dello 0,2% (-44 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,7%, cala nell'ultimo mese di 0,1 punti percentuali. Rispetto a febbraio 2014, l'occupazione è cresciuta dello 0,4% (+93 mila) e il tasso di occupazione di 0,2 punti.

I disoccupati aumentano su base mensile dello 0,7% (+23 mila). Dopo il forte calo registrato a dicembre, seguito da un'ulteriore diminuzione a gennaio, a febbraio il tasso di disoccupazione sale di 0,1 punti percentuali, tornando al 12,7%, lo stesso livello di dicembre e di 0,2 punti più elevato rispetto a febbraio 2014. Nei dodici mesi il numero di disoccupati è cresciuto del 2,1% (+67 mila).

Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni mostra un lieve incremento nell'ultimo mese (+0,1%), rimanendo su valori prossimi a quelli dei due mesi precedenti. Il tasso di inattività si mantiene stabile al 36,0%, contro il 36,4% di febbraio 2014. Su base annua gli inattivi diminuiscono dell'1,4% (-204 mila).

Commento di Angelo Grimaldi

Rimaniamo in attesa dei vantati e miracolosi effetti del "Jobs Act" sul mondo del lavoro. Restiamo convinti, invece, che la domanda di lavoro non dipenda dalle norme del corredo giuridico, ma da fattori strettamente economici e dalle politiche che i governi intendono adottare per stimolare la domanda interna (in questo momento ancora bassa) e per questa via far aumentare, nel medio periodo, la domanda di beni strumentali da parte delle imprese. La sola politica monetaria espansiva non può assicurare l'aumento del traffico economico, cioè l'aumento dei consumi e di beni durevoli; di conseguenza, restando stagnante il livello generale della domanda interna, le imprese nel breve e medio periodo non potranno aumentare il loro volume di produzione, quindi la domanda di lavoro rimane ai livelli dati. L'aumento e il decremento degli occupati nel brevissimo periodo in realtà rappresentano il risultato di aumenti stagionali di vendite o l'impiego saltuario o di breve periodo di giovani lavoratori nei programmi governativi (Garanzia Giovani, formazione, Servizio Civile, ecc.).  

Se i governi dei singoli Stati europei (di qualsiasi fede politica, ammesso che esista ancora una "weltanschauung") non decideranno di abbandonare le politiche economiche "mitologiche", come i vincoli e i parametri europei (il 3% del deficit, il 60% del debito pubblico, il pareggio del bilancio, ecc.), che hanno natura burocratica e giuridica e sono conseguentemente estranei non solo ai processi economici, alla produzione e alla distribuzione del reddito, ma anche alla stessa natura potestativa dello Stato, la situazione economica potrebbe rimanere stagnante o addirittura deteriorarsi. 

E' come se ogni singolo Stato per deliberato masochismo statuale abbia deciso di incatenarsi: non potendo più muoversi con gli strumenti politici propri di uno Stato sovrano, non potrà adottare politiche fiscali per rimuovere gli ostacoli e le difficoltà delle famiglie, dei giovani senza lavoro, degli ultracinquantenni che l'hanno perso (e non lo troveranno mai più), delle piccole e medie imprese in forte difficoltà, degli insegnanti precari, dei pensionati a basso reddito, di 10 milioni di italiani poveri, ecc.

Tutta l'attività e la forza politica delle opposizioni parlamentari  e della società civile si dovrà indirizzare contro gli aspetti mitologici delle politiche economiche.  

 

     

     

    26 FEBBRAIO 2015

    DECRETAZIONE D'URGENZA E REGIME COSTITUZIONALE DI ANGELO GRIMALDI

    26 febbraio 2015

    Quello dei decreti, a quanto pare, è un problema antico. Infatti, circa 2500 anni fa Aristotele descrivendo un tipo di democrazia scriveva: “Viene, infine la democrazia in cui la moltitudine non riconosce più la sovranità della legge, ma si arroga per intero la sovranità e la esercita per mezzo di decreti… Un monarca dalle mille teste che si rifiuta di sottostare alla legge e che vuol farla da despota: tale il regime. Tale forma di democrazia è, perciò, nel suo genere quel che la tirannide è rispetto alla monarchia. Invece di preferire i cittadini migliori, li opprime e mette in onore gli adulatori. Ed ecco sorgere una razza la quale non appare mai finché la legge impera sovrana, e che sorge infallibilmente quando essa non è più tale: la razza dei demagoghi. Due sono i metodi di azione. Da un lato, essi foggiano i decreti abusivi che conferiscono ogni potere al popolo, perché la loro potenza può solo avvantaggiarsi da un ampliamento della sovranità del popolo di cui sono i padroni…. Quando una democrazia è pervenuta al punto da far tutto per via di decreti, non v’è più politeia, non v’è più vero regime costituzionale. Affinché questo esista, è necessario, infatti, che la legge sia sovrana, assoluta, che essa fissi le decisioni d’ordine generale e che i magistrati risolvano in base ai suoi principi i vari problemi particolari. Uno Stato in cui si faccia tutto per via di decreti non è, a ben guardare, una vera democrazia”.

    Invito i lettori a riflettere sull’impressionante attualità di queste ormai lontane riflessioni critiche.              

     

     

    22 FEBBRAIO 2015

    INSEGNANTI: ASSUNZIONI SOLO TRAMITE CONCORSO PUBBLICO? LE RAGIONI DI UNA CRITICA DI ANGELO GRIMALDI

    insegnanti

    La ministra dell'Istruzione dice sì a un piano di assunzioni straordinario da effettuare “soltanto tramite concorso pubblico“, per smettere così di rassegnarsi alla “babele delle graduatorie“. Ovviamente non sono mancate le proteste dei precari, che interrompono il presidente del Consiglio Matteo Renzi poco prima dell’inizio del suo intervento alla giornata ‘La scuola cambia, cambia l’Italia‘ promossa dal Pd".  “Fateci parlare abbiamo diritto di dire la nostra”, hanno detto dalla platea alcuni docenti. “Sono un insegnante precario, anch’io sono iscritto al PD e voglio dire la mia davanti a tutti”, dice uno dei contestatori, aggiungendo che quello che sta andando in scena oggi “è solo demagogia“.

    Si vogliono abrogare le graduatorie? Sarebbe un gravissimo errore: non si diventa docenti di una disciplina vincendo un concorso pubblico (diciamolo chiaramente che i concorsi pubblici in generale, ed in modo particolare i concorsi a cattedra, sono appannaggio prevalentemente dei più raccomandati; al riguardo posso citare tanta cronaca giudiziaria), bensì solo insegnando. Homines dum docent discunt (Seneca). Con l'insegnarlo agli altri si impara meglio ciò che già si conosce. Non si può ottenere un'abilitazione ex ante, basata sul superamento formale di un concorso pubblico, l'abilitazione si dovrebbe conseguire al termine di un determinato periodo di attività di insegnamento o di altra attività professionale (avvocato, dottore commercialista, medico-chirurgo, consulente del lavoro, ingegnere, ecc.), quindi solo ex post, cioè a posteriori.

    E' stato un grossolano errore l'aver abrogato, sulla fine degli anni '90, il vecchio sistema di reclutamento (che sarebbe, invece, da introdurre in tutta fretta). Gli insegnanti si reclutavano attraverso tre graduatorie, due provinciali ed una di istituto. Ad una graduatoria provinciale, gestita dall'Ufficio Scolastico Provinciale (ex Provveditorato agli Studi), venivano inseriti i docenti abilitati, nell'altra graduatoria provinciale venivano inseriti i docenti non abilitati. Gli incarichi di insegnamento venivano conferiti dal Provveditore per l'intero anno scolastico. Le graduatorie di istituto (al massimo si potevano esprimere 20 sedi) rappresentavano un'ulteriore opportunità di insegnamento che consentiva agli aspiranti docenti, non convocati dal Provveditore agli Studi, di essere destinatari di una supplenza fino al termine dell'attività didattica o una supplenza più o meno breve, conferita dagli ex presidi. Per conseguire l'abilitazione non è necessario frequentare e superare corsi  post laurea biennali, TFA, ecc., ecc. E' necessario, a mio avviso, rendere più seri i Corsi di laurea attraverso l'introduzione nei singoli piani di studio delle materie (obbligatorie) che poi si andranno ad insegnare. Per abilitarsi basterebbero tre anni di insegnamento, anche non continuativi, conseguiti senza note di demerito. Al rinnovo, il docente, così abilitato, si iscriverebbe nelle gradutorie provinciali degli abilitati, dalle quali gradatamente, e comunque secondo il piano di assunzioni programmato di anno in anno dal MIUR, verrebbe a trovarsi destinatario di un contratto di insegnamento a tempo indeterminato.

    Non è corretto illudere i giovani aspiranti docenti che si accede nella Scuola con i concorsoni nel rispetto, solo formale, dell'articolo 97 della Carta Costituzionale. La Scuola con  il docente incaricato instaura (o dovrebbe instaurare) un rapporto professionale, la valutazione della preparazione sotto il profilo sostanziale spetterebbe ai discenti con la compilazione della "customer satisfaction" e, sotto il profilo della correttezza deontologica, spetterebbe alla commissione di Istituto che valuterebbe il profilo formale e documentale del docente.

    Angelo Grimaldi

     

     

    24 GENNAIO 2015

    CON IL Q.E. LE BANCHE ORDINARIE AUMENTERANNO I PRESTITI ALLE IMPRESE E FAMIGLIE?

    24 gennaio 2015

    Uno degli effetti più devastanti della crisi dell'euro è stata la stretta creditizia che ha colpito le imprese soprattutto medio-piccole.  Uno studio della Confcommercio ha stimato in 97,2 miliardi di euro i prestiti venuti a mancare alle piccole e medie imprese italiane tra il 2011 e il 2014. Il crollo dei prestiti è stato innescato dall'impennata dello spread e reso sempre più difficile praticamente dai criteri sempre più restrittivi sul capitale a cui le Banche devono attenersi nel quadro della nuova regolamentazione di Basilea 3 e della vigilanza bancaria europea.

    Nonostante lo spread non sia più alto e la BCE in questi anni abbia adottato politiche monetarie espansive, ad oggi le concessioni di credito in Italia non sono ancora ripartite. Si è soltanto registrata un'attenuazione del calo dei prestiti ma il trend resta negativo. La decisione al momento solo annunciata dalla BCE è che, acquistando titoli di Stato, le banche possano ottenere liquidità da impiegare nel credito a famiglie e imprese.

    Quando una Banca centrale acquista titoli pubblici dalle aziende di credito, queste ultime dispongono di maggiore liquidità, e possono utilizzarla per finanziare l'economia: l'acquisto di titoli ha quindi effetti espansivi, in quanto accresce l'offerta di moneta.

    Le imprese sono in grado di realizzare investimenti programmati solo nel caso in cui dispongano di sufficiente liquidità. La liquidità creata dalla politica monetaria espansiva aumenta le riserve degli intermediari finanziari, ma le grandi imprese non attingono al credito in quanto non effettuano gli investimenti a causa delle pessimistiche previsioni per il futuro. 

    La politica monetaria espansiva non sempre raggiunge i suoi obiettivi se sono basse le prospettive di rendimento del capitale. Le piccole e medie imprese, invece, non accedono facilmente al credito (anche se i loro programmi di investimento richiedono meno impegno finanziario) in quanto le banche nell'erogare le risorse finanziarie devono attenersi ai restrittivi criteri imposti da Basilea 2 e Basilea 3 (insieme articolato di provvedimenti di riforma - predisposto dal comitato di Basilea per la vigilanza bancaria - al fine di rafforzare la regolamentazione, la vigilanza e la gestione del rischio del settore bancario. Questi provvedimenti mirano sostanzialmente a migliorare la capacità del settore bancario di assorbire shock derivanti da tensioni economiche e finanziarie).

    Per concludere possiamo dire che una manovra monetaria espansiva aumenta la liquidità del sistema, la quale può  indurre le imprese ad effettuare maggiori investimenti. L'aumento della domanda di beni strumentali potrebbe provocare a sua volta un aumento del reddito nazionale.

    Resta il dubbio di fondo: quale banca (anche al pieno di liquidità) concederà credito alle piccole imprese (o imprese poco strutturate patrimonialmente), alle singole persone o famiglie a basso reddito?

    Angelo Grimaldi

     

    31 DICEMBRE 2014 - VI CHIEDIAMO DI SOSTENERCI

    fine anno

    Cari lettori, un altro anno è passato: il secondo in compagnia della Rivista di Diritto e Storia Costituzionale del Risorgimento. Con tutte le nostre difficoltà finanziarie (non riceviamo nessun contributo pubblico), siamo ancora pronti a raccontarvi non solo la storia costituzionale del Risorgimento (dal 1796 al 1948), ma anche le riforme della Costituzione Repubblicana.

    Siamo liberi e siamo in pochi ad esserlo, non è facile affrontare i temi politico-costituzionali in un'arena affollata di attori al servizio di potentati politici ed economici. Il 2015 sarà un anno importante per l'Italia: l'elezione del Presidente della Repubblica, l'iter parlamentare della legge elettorale (c.d. italicum), la riforma della parte seconda della Carta Costituzionale, la riforma della pubblica amministrazione, l'attuazione concreta della riforma del lavoro, la riforma della giustizia, la riforma dell'ordinamento scolastico e di quello fiscale.

    Cari lettori, abbiamo bisogno di Voi che ci leggete ogni giorno, aiutateci con una piccola donazione di due, cinque o dieci euro utilizzando i pulsanti presenti nelle pagine della Rivista (ricordiamo che per ogni donazione PAYPAL applica una commissione bancaria di € 1,20).

    Aiutateci a continuare e a migliorare la nostra rivista e potenziare l'Archivio storico-costituzionale. Ringraziamo di cuore tutti i lettori che ormai ci seguono da ogni parte del mondo (Italia, Australia, Argentina, USA, Belgio, Francia, Germania, Spagna, Nigeria, Brasile, Canada, Perù, Pakistan, Irlanda, Nuova Caledonia, Svizzera, Turchia, Ungheria, Albania, Romania, Regno Unito, Colombia). Dedichiamo il secondo anno di vita della rivista ai giovani e giovanissimi senza lavoro, agli italiani che si trovano all'estero per motivi di lavoro, ai poveri, agli ammalati e a tutte le persone che si sentono senza futuro.

    Angelo Grimaldi 

    e il Consiglio di Redazione 

     

     

     

     

     

    9 NOVEMBRE 1989: CROLLA IL MURO DI BERLINO

    CROLLO DEL MURO

    Oggi si celebrano i 25 anni della caduta del Muro di Berlino. 

    Il Socialismo reale è crollato con il muro, ma il capitalismo non ha vinto. Ogni giorno vengono distrutti migliaia di posti di lavoro senza che nessuno pensi a difenderli, a meno che non venga minacciato il proprio interesse personale. Le lotte sindacali sono diventate esclusivamente di categoria. Aumentano le proteste ma le istanze non si aggregano.

    Molti considerano il crollo del Muro, dell'URSS come una vittoria. Per il nuovo verbo la felicità risiede nell'acquisizione sclerotica di oggetti. Il crollo del Muro è fonte di malessere per le nuove generazioni perché ricorda che il Socialismo reale è crollato, senza che il capitalismo abbia offerto loro (sul piano sostanziale e non solo dei diritti in senso formale) qualcosa di valido e duraturo in alternativa.

    Angelo Grimaldi

    30 OTTOBRE 2014 - CRISI ECONOMICA MA I RICCHI AUMENTANO

    AUMENTANO I RICCHI

    Tra il 2013 e il 2014 le 85 persone più ricche del mondo hanno guadagnato mezzo milione di dollari al minuto. Secondo l'OCSE, in Italia, dalla metà degli anni '80 fino al 2008, la disuguaglianza economica è cresciuta del 33% (ricordiamo che la media dei Paesi OCSE è del 12%), mentre nel mondo più di 800 milioni di persone soffrono ancora la fame.

    E' quanto emerge dal rapporto Oxfam sulle disuguaglianze, secondo cui la prosperità è privilegio solo di una ristretta cerchia di eletti che vede crescere velocemente il proprio patrimonio. In Italia l'1% delle persone più ricche detiene un patrimonio che equivale a quello posseduto dal 60% degli italiani; il patrimonio di circa 36,6 milioni di persone è comunque inferiore a quello dell'1% delle persone più ricche (circa 600.000 persone).

    Dal 2008 ad oggi, gli italiani che versano in povertà assoluta sono quasi raddoppiati, oggi sono infatti 6 milioni, rappresentano il 10% dell'intera popolazione.

    La povertà si contrasta promuovendo politiche tese a garantire un salario minimo dignitoso, assicurando l'accesso ai servizi sanitari con più facilità e con una riduzione dei tempi di attesa per gli accertamenti diagnostici, garantendo l'istruzione secondaria superiore gratuita a tutti i cittadini e l'ingresso dei giovani e delle donne nel mondo del lavoro (imprese, studi professionali, organizzazioni di volontariato con retribuzione, nelle amministrazioni pubbliche, ecc.).

    Sarebbe opportuno ed urgente stimolare e favorire (anche finanziariamente) la costituzione di cooperative di lavoratori, lavoratrici, donne e giovani in cerca di occupazione nelle attività economiche e nei servizi attualmente soggette a riserva originaria. Mi riferisco in particolare alla gestione delle reti, tipico esempio è quello delle ferrovie, dove la rete è sempre sottoposta a riserva originaria, ma il servizio è stato liberalizzato o a quello dell'energia elettrica, dove c'è un gestore unico della rete di trasmissione, ma vi sono più produttori di energia elettrica. C'è anche lo smistamento del servizio postale, oggi in parte affidato a terze imprese in regime di outsourcing, quando invece le Poste Italiane potrebbero assumere a rotazione i giovani diplomati (senza lavoro) nei Centri di Meccanizzazione Postale (CMP) e nei CDM. Per non parlare della gestione delle reti delle public utilities (gas metano, reti idriche, ambiente). Nel campo delle telecomunicazioni e dell'informatica nuove opportunità per i giovani sono rappresentate dalla "broadband", dal potenziamento delle fibre ottiche e dal favorire, con politiche concrete e non con annunci, la banda ultralarga (ultrabroadband), in considerazione che i sistemi cablati ormai viaggiano verso una tipologia di rete integrata (Next Generation Networking) nei servizi che consentono il trasporto di tutte le informazioni (voce, dati, comunicazioni multimediali).

    (copyright) Angelo Grimaldi

     

     

    5 OTTOBRE 2014 - APPOGGIAMO LA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PER MODIFICARE LA NORMA SUL PAREGGIO DI BILANCIO IN COSTITUZIONE - APPELLO AI NOSTRI LETTORI

    LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PER AGROGARE IL PAREGGIO DI BILANCIO

    Il 23 settembre, con una conferenza stampa alla Camera dei Deputati tenuta dal Prof. Stefano Rodotà, Maurizio Landini ed altri promototri, è stata presentata una proposta di legge di iniziativa popolare per abrogare dagli articoli 81, 97 e 119 della Carta Costituzionale il vincolo del pareggio di bilancio, introdotto in gran fretta dal governo Monti nel 2012, con il consenso della stragrande maggioranza del parlamento e all'oscuro dell'opinione pubblica.

    I promotori hanno depositato in Cassazione la proposta di legge in quattro articoli, dal 1 ottobre 2014 è partita la raccolta delle almeno 50.000 firme necessarie per la sua presentazione in Parlamento.

    All'iniziativa  (promossa nella convinzione che i quattro referendum contro l'austerity e il Fiscal Compact che sostanzialmente si propongono lo stesso obiettivo non saranno ammessi dalla Corte Costituzionale) aderiscono la FIOM di Maurizio Landini, i Professori Stefano Rodotà e Gaetano Azzariti, SEL, PRC ed esponenti della minoranza PD, L'Altra Europa per Tsipras ed associazioni culturali come Legambiente, ARCI e Sbilanciamoci.

    L'obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione ha avuto inizio il 17 aprile 2012 con l'approvazione da parte del Senato, in quarta lettura, di un disegno di legge costituzionale che recipiva una direttiva UE che, in base ai recenti trattati "rigoristi" come l'economicamente ottuso "Fiscal compact", chiedeva ai governi di adottare misure vincolanti su pareggio di bilancio, preferibilmente a livello costituzionale. Quindi, non era necessario trasferire il rigore dalle politiche economiche alla Carta Costituzionale, tant'è vero che alcuni governi, tra cui spicca la Francia, si sono guardati bene di farlo, ma in Italia il governo di Mario Monti, con l'appoggio del Presidente della Repubblica (e riprendendo un progetto di legge già adottato dal governo Berlusconi), ha volutamente stravolgere in senso liberista la Costituzione con la scusa "che ce lo imponeva l'Europa e/o i mercati finanziari" (cioè le grandi centrali della finanza mondiale). Il tutto con la complicità di quasi l'intero parlamento e nel silenzio dei media asserviti ai nuovi "regimi democratici". Non solo, non è stato necessario sottoporre la modifica a referendum popolare, in quanto la riforma costituzionale è stata approvata nella seconda votazione da ciscuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti (articolo 138, 3° comma).

    La proposta di legge di iniziativa popolare si propone di intervenire sull'infernale meccanismo anticostituzionale e antipopolare, modificando i nuovi articoli 81, 97 e 119 in modo da abrogare il principio del pareggio di bilancio e di collegare comunque le misure politiche di bilancio dello Stato alla salvaguardia dei "diritti fondamentali delle persone" come stabiliti dal nostro ordinamento costituzionale. L'iniziativa si prefigge di aggiungere un comma all'articolo 81: "La legge generale sulla contabilità e la finanza pubblica definisce i vincoli di bilancio nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone" (verrà aggiunto un comma all'articolo 97 e verrebbe sostituito interamente l'articolo 119 con l'obiettivo di garantire in ciascuna parte del territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni).

    Angelo Grimaldi 

     

     

    26 AGOSTO 2014 - IL 18 AGOSTO 2014 E' STATA PUBBLICATA LA LEGGE 11 AGOSTO 2014, N. 114 PORTANTE MISURE URGENTI PER LA SEMPLIFICAZIONE E LA TRASPARENZA AMMINISTRATIVA E PER L'EFFICIENZA DEGLI UFFICI GIUDIZIARI

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      31 MAGGIO 2014 - JOSE' MUJICA, IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DELL'URUGUAY CHE HA RINUCIATO A VIVERE NEL PALAZZO PRESIDENZIALE. VIVE CON UNO STIPENDIO MENSILE DI 1.500 DOLLARI (NE RICEVE DALLO STATO URUGUAIANO 12.000 DOLLARI AL MESE, MA NE DONA CIRCA IL 90% A FAVORE DI ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE E A PERSONE BISOGNOSE.

      MUJICA

      Il Presidente Mujica sostiene che a guidare la vita di ciascuno debba essere il principio della sobrietà: " [...] concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere [...] Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo [magari indebitandosi] sino alla morte".

      29 MAGGIO 2014 - GLI STIPENDI DEI MANAGER SI SONO ABBASSATI?

      stipendi manager

      Degli stipendi dei manager si è parlato molto fino a poche settimane fa (prima della campagna elettorale). Ma oggi che cosa è cambiato? Cosa è successo agli stipendi delle società partecipate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e in particolare quelle quotate in Borsa (ENI, ENEL, FINMECCANICA)? E per quelle che emettono obbligazioni sui mercati quotati (Cassa Depositi e Prestiti, Ferrovie dello Stato e Poste Italiane)? Per queste società in realtà non cambierà nulla.

      Gli stipendi dei manager di queste società però, sono stati già modificati da un altro provvedimento. Si tratta del decreto legge 69/2013, il c.d. "decreto del fare", approvato dal governo Letta nell'agosto 2013, con cui veniva modificato il decreto legge 201/2011 del governo Monti.

      Con questo decreto venne stabilito che a partire dalla successiva assemblea degli azionisti - dopo l'agosto 2013 - le ricordate società dovranno ridurre lo stipendio dei nuovi amministratori del 25% rispetto a quello degli amministratori uscenti.

      Per le società non quotate (Cassa Depositi e Prestiti, FS e Poste Italiane) il taglio allo stipendio sarà automatico. Per le società quotate, invece, il governo non ha il potere di costringere gli amministratori a tagliarsi lo stipendio. Il taglio quindi, diventa una decisione dell'assemblea degli azionisti, dove il rappresentante del governo è delegato a votare a favore.

      In ENEL e Finmeccanica, dove il MEF controlla 1/3 delle azioni, il taglio probabilmente passerà. Ma nell'ENI, dove il MEF controlla il 4% delle azioni, dipenderà invece dalla decisione di Cassa Depositi e Prestiti, che controlla il 25% delle azioni dell'ENI.

      Emma Marcegaglia, Claudio De Scalzi, Luigi Zingales, Fabio Pagani, Diva Moriani, Karina Litwack, Andrea Gemma, Pietro Guindani, Alessandro Lorenzi e Roberto Ulissi si taglieranno i loro stipendi?

      Angelo Grimaldi

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

      1) Dopo la sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale il Parlamento non dovrebbe affrontare un delicato ed impegnativo percorso di riforme;

      2) Il Governo tende a svolgere un ruolo che nelle riforme costituzionali non gli è proprio, riducendo spazi e prerogative delle Camere rappresentative;

      3) Credo che si possa accettare un  dimezzamento del numero dei Senatori, ma nello stesso tempo si possa mantenere l'elezione diretta con un radicamento più stretto con i territori. La nomina da parte del Presidente della Repubblica di 21 senatori a vita rischia di influenzare in modo decisivo le maggioranze di governo. Il numero è eccessivo e ricorda le c.d. "infornate" che faceva il re d'Italia nel Senato del Regno;

      4) Il Senato diventerebbe espressione delle Regioni ed Enti locali; in questo modo si attuerebbe una sovrarappresentazione degli organi esecutivi locali rispetto alle assemblee elettive locali;

      5) Nel nuovo Senato si formerebbero maggioranze separate o isolate da quelle della Camera dei Deputati (il cui numero dei componenti si potrebbe ridurre a 500). Come coniugarle nell'approvazione delle leggi costituzionali o nella nomina di organi costituzionali?

      6) Se togliamo le leggi costituzionali e la nomina degli organi costituzionali, il nuovo Senato appare equivalente grosso modo alla Conferenza unificata Stato-Regioni.

      Angelo Grimaldi

       

       

       

       

      12 APRILE 2014 - DUE DISEGNI DI LEGGE COSTITUZIONALE A CONFRONTO

      TRICOLORE E COSTITUZIONE

      Il 16 novembre 2005 il Senato della Repubblica ha approvato, in seconda lettura, il disegno di legge costituzionale n. 2544-D recante "Modifiche alla parte II della Costituzione". L'approvazione è avvenuta con una maggioranza superiore alla metà più uno dei componenti del Senato (e, in precedenza, con oltre la metà), ma con i due terzi, per cui esso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana senza essere stato promulgato dal Presidente della Repubblica, in attesa che possa essere sottoposta a referendum sospensivo (definito referendum confermativo) entro tre mesi dalla data di pubblicazione. 

      Il referendum si è tenuto il 25 e 26 giugno 2006. La maggioranza dei votanti ha respinto la riforma costituzionale del Governo Berlusconi.

      Per meglio comprendere la portata innovativa (!) del DDL costituzionale del Governo Renzi, proponiamo i due testi, il primo riguarda la legge costituzionale del 2005 (respinta dal referendum) e l'altro il DDL costituzionale proposto dal Governo Renzi.

      Angelo Grimaldi

       

       

      25 MARZO 2014 - AVANZA L'ESTREMA DESTRA IN FRANCIA

      Dopo il voto in Francia con l'avanzata dell'estrema destra "l'Europa deve prendere atto di un diffuso senso di contestazione e di antipolitica" e quindi "mettere al centro la crescita e la lotta alla disoccupazione". Lo ha detto Matteo Renzi al Nuclear Security Summit all'Aja.

      Caro Presidente del Consiglio, il problema non è l'Europa in sé, ma le politiche economiche adottate dagli organi dell'Unione Europea. Chi non ha perso il lavoro o dispone ancora di un reddito dignitoso, chi riceve prebende pubbliche non affronta le difficoltà che invece affrontano milioni di persone: la difficoltà ad acquistare cibo per assicurare almeno due pasti giornalieri ai propri familiari, o la difficoltà a pagare il canone di locazione dell'appartamento o il mutuo sulla prima casa o ancora le utenze domestiche (acqua, riscaldamento, energia elettrica, telefono). Per non parlare delle imposte per molti cittadini ormai non più sostenibili (IMU, Tasi, Tari, passo carrabile, bollo auto, canone Rai, tasse universitarie, ecc.) o dell'acquisto delle medicine, delle visite specialistiche, o il costo della revisione biennale delle autovetture, il pedaggio autostradale, l'assicurazione obbligatoria sugli autoveicoli, ecc. ecc. Ebbene, chi non conosce le difficoltà del vivere quotidiano è portato a considerare certi orientamenti elettorali come manifestazione di antipolitica o di protesta qualunquista. No caro Presidente, le persone che vivono un forte disagio economico, che stanno ai margini di una società opulenta, forse non sono qualunquisti, il loro voto non è espressione di antipolitica, bensì di una politica di rinnovamento della classe politica e degli eurotecnocrati.

      Per evitare che milioni di cittadini ed elettori emarginati vadano a finire nelle braccia di movimenti politici che per definizione (e per storia) potrebbero portare il sistema in una difficile situazione politico-sociale, sarebbe necessario invertire la rotta economica.

      L'Unione Europea continua ad adottare politiche economiche incentrate sul rigore e austerità: tutti devono tagliare i deficit pubblici e ridurre il rapporto debito/PIL (fiscal compact). Senza crescita, l'obiettivo di riduzione degli squilibri finanziari diventa irragiungibile: i deficit pubblici si misurano in rapporto al PIL e, di conseguenza, una decrescita fa aumentare il peso del disavanzo. Se si continua con le ottuse politiche come il deficit di bilancio sotto il 3% del PIL, con la spending review (così come è in questo momento concepita), con la disciplina di bilancio molto severa, con l'aumento delle imposte e tasse o con il taglio lineare delle detrazioni d'imposta, il PIL non crescerà molto. 

      E' necessario impiegare i giovani e le donne nei processi produttivi e per questa via ridurre la disoccupazione. Le misure proposte dalla recente riforma del lavoro rendono più flessibile il rapporto di lavoro nella "infantile" convinzione che la flessibilità da sola potrà stimolare gli imprenditori ad assumere ed eventualmente consentire loro di chiudere con più facilità il rapporto con il lavoratore se le cose dovessero andar male. Questo orientamento è diventato il credo a cui obbediscono anche attori politici che per storia personale e di partito provengono dal Socialismo! Mi dispiace molto per voi, ma gli investimenti degli imprenditori costituiscono un elemento autonomo della domanda e gli stessi dipendono dalle stime effettuate sul futuro andamento delle vendite. Gli investimenti sono quindi in funzione del flusso di rendimenti futuri attesi, e quindi è il profitto il movente degli investimenti. Gli investimenti, peraltro scarsi, attuati in questo preciso momento non generano posti di lavoro, cioè non sono in grado di coinvolgere ed impiegare tutti i fattori produttivi.

      Per far fronte alla contrazione della domanda aggregata, lo strumento più rapido ed agevole per attuare una politica espansiva è la riduzione generalizzata delle imposte sul reddito delle persone fisiche. Si possono rimodulare gli scaglioni e le aliquote che colpiscono in particolare i redditi medi. La perdita immediata di gettito IRPEF sarà ricompensata dall'aumento dell'imposta sul valore aggiunto per effetto dell'aumento della domanda interna e dall'aumento del gettito dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche, in quanto le imprese registreranno maggiori ricavi e, di conseguenza, emergerà un maggiore utile da assoggettare ad imposta.

      Questo intervento avrà successo nel breve periodo, per renderlo duraturo è necessario intervenire su tutto l'impianto del sistema tributario, questo concepito sul finire degli anni '60 e normato nel 1972 e 1973. Da allora sono intervenute infinite modifiche ed adattamenti, ma la concezione del sistema tributario è storicamente datata. E' inoltre necessaria una forte riduzione del numero degli apparati pubblici (e delle società partecipate) senza però perdere un solo posto di lavoro.

      Angelo Grimaldi

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

       

      LE IDI DI FEBBRAIO?

      PROF. ANGELO GRIMALDI

      Ieri nel conclave del Partito democratico si è consumata una grave crisi extraparlamentare decisa da un solo partito, dal partito delle primarie che continua ad ignorare il profondo distacco tra elettore (governati) ed eletti (governanti).

      Non una parola sui contenuti politici ed economici del nuovo governo renziano, non una parola sui partiti politici che dovrebbero sorreggere (dare la fiducia in parlamento) il nuovo governo.

      Matteo Renzi propone un governo per una "legislatura costituente". Costituente? Ma in Italia il popolo non ha abbandonato il suo potere costituente in quanto essendo questo espressione di sovranità ed incidendo sui diritti fondamentali dell'uomo non può che appartenere al popolo. Il potere costituente si fonda, quindi, sul principio della sovranità popolare, sul carattere contrattuale della Costituzione e sul diritto alla rivoluzione a tutela del diritto naturale preesistente allo Stato.

      Il potere costituente è caratterizzato dalla "originarietà", cioè si legittima in via di fatto e si manifesta sopprimendo la precedente Costituzione proponendone una nuova o modificando la vecchia Costituzione attraverso le modalità previste dalla stessa. Mi pare che nel nostro Paese non vi sia da parte di nessun partito politico alcun esercizio di potere costituente di portata tale da abrogare la Costituzione tuttora vigente. La nostra Costituzione, come tante altre del mondo occidentale, non detta soltanto regole di funzionamento degli apparati pubblici, ma consacra i diritti dei cittadini e questi sono posti come "limite" del potere dello Stato. La Costituzione non può essere modificata o interpretata dalla "volontà legislativa" che nel sistema monista (governo/parlamento) è diventata espressione della maggioranza, cioè di una sola parte politica.

      Nel 1791 sciveva Thomas Paine: "Una costituzione non è l'atto di un governo, ma l'atto di un popolo che crea un governo". Scrive Mc Ilwain: "Emerge così una nozione di costituzione che nasce dal popolo, come opera di volizione collettiva, che codifica l'organizzazione dei poteri e si pone come norma sovraordinata all'attività dei poteri previsti dalla costituzione stessa".

      In una retta democrazia, nella quale i gruppi dominanti (oligarchie governanti) sono selezionati dal voto popolare, una "norma fondamentale" deve contenere e regolare i limiti all'esecizio del potere politico. Il potere costituito è sempre soggetto a regole predeterminate. Il potere costituente appartiene al popolo e quindi non c'è bisogno che qualche politico "decisionista" si batta per far riconoscere al popolo un diritto che già gli appartiene. 

      Le revisioni devono essere ricondotte nell'alveo della Costituzione, cioè dei suoi valori di fondo (articolo 138 della Costituzione).

      Nel Paese, in realtà, la frattura c'è. Pochi giorni fa a Palermo è morta una ragazza di 18 anni, Tania, deceduta per mal di denti. La famiglia non aveva i soldi per le cure odontoiatriche (famiglia in condizioni economiche disagiate ma decorose). Il caso di Tania è quindi un fatto isolato? No, il 23% degli italiani (in Sicilia la % è più alta) non può permettersi un odontoiatra privato, deve quindi passare dalle prestazioni specialistiche fornite dalle Aziende Sanitarie pubbliche, dove le liste di attesa sono molto lunghe, al punto da spingere molti cittadini a rinunciare alle cure odontoiatriche.

      La rivoluzione non si fa solo mettendo ai vertici delle amministrazioni dello Stato più manager e meno giuristi, gli italiani hanno bisogno di risultati concreti. Non conta parlare di realizzazione delle politiche o dell'introduzione della cultura gestionale (attesa e sperata da anni!). E' necessario chiedersi, invece, quali politiche economiche sono necessarie per aiutare circa 10 milioni di italiani, metà dei quali sono in povertà assoluta e l'altra metà in semi povertà, ed i giovani senza lavoro e senza futuro? Non servono più i pannicelli caldi, anche se proposti da Renzi o le misure pro-cicliche prospettate da organismi sovranazionali (Commissione Europea, BCE, FMI, ecc.); se andiamo avanti con politiche "monetariste" anche il nuovo governo è destinato al fallimento.

      Questo editoriale è dedicato a Gaetana Priolo, morta per difficoltà economiche poco prima delle "Idi di Febbraio". Non ho conosciuto Tania, ma di fronte alla morte giovane, di chi non ha potuto sperimentare almeno un altro poco della vita che le spettava, resta l'incredulità, lo sconcerto e il senso di irrealtà. Il mio impegno, e quello dei miei colleghi, è rivolto per affermare il diritto (non solo in senso formale) di tutti, di tutti i "Tania Priolo" a vivere in un mondo più degno, più umano e più eguale.

      14 febbraio 2014  Angelo Grimaldi 

       

       

       

       

       

      03 FEBBRAIO 2014 - RICHIESTA MESSA IN STATO D'ACCUSA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA COMMENTO DELLA RIVISTA

      I rilievi formulati hanno essenzialmente carattere politico, spesso si presentano carenti sul piano giuridico-costituzionale.

      Si veda, per esempio, l'imputazione di "essersi fatto rieleggere" o quella di cercare di trasformare la Repubblica parlamentare in presidenzialista, o di assumere atteggiamenti da monarca.  

      Allo stesso modo di aver firmato molti decreti e di non aver vagliato la costituionalità di leggi che dopo sono state giudicate incostituzionali dalla Corte Costituzionale.

      L'istituto della "controfirma" serviva in passato per impedire di far risalire al re la responsabilità degli atti compiuti dal governo (Cfr. Angelo Grimaldi, Storia Costituzionale Inglese, Forlì, 2012). Nell'ordinamento repubblicano tale "relitto giuridico" assume valore quando la firma del presidente della Repubblica, sugli atti sostanzialmente governativi, è ricondotta al "mero" controllo di legittimità costituzionale.

      Anche nel caso della "promulgazione delle leggi" si tratta, secondo autorevole ed antica dottrina, di un atto di accertamento rivolto a constatare la regolarità formale del procedimento legislativo e l'identità dei consensi delle due Camere rappresentative (salvo il controllo successivo della Corte Costituzionale). Il Presidente della Repubblica può utilizzare il potere previsto dall'articolo 74 della Carta, ma ricordiamoci che la legge è espressione della maggioranza parlamentare, cioè di una sola parte politica. Quando la legge è approvata, escludendo casi di epidemia governativa, in genere non è in contrasto con l'indirizzo politico del governo. Si ritiene, pertanto, che il potere presidenziale possa essere esercitato quando una legge presenti un vizio di non conformità alla Costituzione o quando il Presidente la ritenga costituzionalmente inopportuna. Ma la controfirma svolge proprio la funzione di impedire al Presidente della Repubblica - retaggio della storica e complicata meccanica costituzionale inglese - di invadere il campo dell'indirizzo politico della parte politica che in quel momento è espressione della maggioranza parlamentare.

      Angelo Grimaldi